Tag: Philippa Foot

Carmageddon, Christine eccetera

Pare che siamo in dirittura d’arrivo: stiamo per produrre in serie automobili che si guidano da sole. Con la nuova capacità, nascono anche “nuovi” problemi etici. Per esempio: come si comporterà il software nel caso in cui dovesse evitare un gruppo di persone in mezzo alla strada, viste all’ultimo, e potesse solo gettare l’auto sul marciapiede, finendo così per investire una persona che è lì ferma?

Articolo su MIT Technology Review - clicca per aprirlo
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Non è un problema nuovo, in realtà, ma il vecchio trolley problem di Philippa Foot. Ripetiamolo per chi ancora non lo conosce: tu (tu, lettore) sei testimone di un possibile incidente mortale: c’è un vagone del tram che corre senza freni, e poco più avanti sul binario c’è un gruppo di defic persone che camminano sul percorso del tram. Tu, lettore, sei vicino allo scambio, puoi azionarlo e mandare il tram su un altro binario, salvando così la vita al gruppo di persone. Ma sull’altro binario (non è la città del buonsenso) c’è un’altra persona che cammina. Certo, aveva almeno avuto la cautela di percorrere il binario “morto”, dove in teoria non passano i tram. A meno che, appunto, non ci sia tu, lettore, a deviarlo. Se azioni lo scambio, il tram non investe il gruppo, ma arrota il singolo. Cosa fai? Salvi la vita al gruppo, intervenendo? Oppure non intervieni? Continua a leggere “Carmageddon, Christine eccetera”

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La scuola giusta, non quella “buona”

Da parecchio vado rimuginando la questione della “buonascuola” di marca renziana. In primo luogo perché mi coinvolge direttamente, e in modo peggiorativo. Ma non sono l’unico, perché pare che la grande maggioranza dei docenti, compresi quelli già di ruolo, subiranno un peggioramento in qualche modo (scatti per la pensione, qualità del lavoro…). Quindi non mi addentro nei problemi miei specifici (a parte ricordare che un/a inutile che all’ultimo concorso ha risposto Nietzsche alla domanda sulla linguistic turn avrà il ruolo, sempre che non fosse già tra i vincitori).

In secondo luogo perché presenta un’interessante questione per un filosofo meta-etico: il progetto è proprio intitolato “La buona scuola”. Buona. Se si usa il termine “buono” l’eticista che ha studiato anche meta-etica sente suonare un campanello d’allarme. Perché non è un termine neutro, e non è un termine semplicemente descrittivo. E sicuramente chi ha inventato lo slogan non lo intende in senso neutro: ha bisogno di far passare l’idea menzognera che questo governo sta finalmente facendo qualcosa di buono, mentre tutti gli altri non hanno mai fatto niente o hanno creato danni.

Di recente una preside di una scuola anconetana si è esposta a favore del progetto, affermando che i docenti che non fanno domanda perché non vogliono subire trasferimenti di migliaia di km potenziali sono in realtà una zavorra (non l’ha detto esplicitamente) di cui ci si libera per selezione naturale (questo sì, l’ha detto) che fa emergere i più motivati. Continua a leggere “La scuola giusta, non quella “buona””