Il maestro del Maestro

Confucio

Confucio

Studiando Confucio, mi sono chiesto: chi era il maestro del Maestro?
Confucio è l’insegnante per eccellenza. A lui si ispira l’intera cultura cinese degli ultimi 25 secoli, anche quando lo fa in contrapposizione (nel daoismo come nel maoismo). Una serie di discepoli fonda poi altre scuole e la tradizione viene tramandata e la trasmissione del sapere è il perno centrale della versione confuciana del ruismo (Lunyu, 7.1 ).
Quindi qualcuno gli ha insegnato.
Certo qualcuno gli ha insegnato a leggere e scrivere. Ma per il resto? Continua a leggere

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Sati, smetti le coglionate

buddhaI testi buddhisti riservano divertenti sorprese. E a dirlo mi sento strano come quel prof che iniziò un lettorato su Hegel, quando facevo l’università, dicendo che Hegel è divertente e poi mettendosi a ridere sguaiatamente. Ho mollato quel lettorato. A titolo di informazione su di me.

Comunque, ecco cosa si può incontrare: nella comunità che si era raccolta attorno al Buddha, iniziavano già le divisioni dottrinarie, tra innovatori, gente che non ha capito, e tutori della tradizione:

Così ho udito. Una volta il Beato soggiornava presso Savatthi, nel Boschetto di Jeta, nel giardino di Anathapindika. In quel tempo un monaco di nome Sati, figlio di un pescatore, aveva concepito quest’errata opinione: «Così io comprendo la dottrina insegnata dal Beato: questa nostra coscienza erra e trasmigra immutata». Molti monaci udirono che costui aveva concepito questa errata opinione, perciò si recarono da lui e, giunti, gli dissero: «È vero, o amico Sati, che tu hai concepito quest’errata opinione: “Così io comprendo la dottrina insegnata dal Beato: questa nostra coscienza erra e trasmigra immutata”?». «Sì, è così, amici, io comprendo in tal modo la dottrina insegnata dal Beato: la nostra coscienza erra e trasmigra immutata». Quei monaci, allora, desiderosi di distogliere il monaco Sati, il figlio del pescatore, da quest’errata opinione, gli chiesero delle spiegazioni, lo interrogarono, gli dissero: «Non parlare così, amico Sati, il Beato ha detto in vari modi che la coscienza è coprodotta condizionatamente, affermando che, senza condizione, non si dà nascita della coscienza». Ma il monaco Sati, il figlio del pescatore, benché fosse così sollecitato, richiamato ed esortato da quei monaci, restò tuttavia ostinatamente fermo nella sua errata opinione e, mantenendo il punto, disse: «Davvero, amici, io comprendo in tal modo la dottrina insegnata dal Beato: questa nostra coscienza erra e trasmigra immutata».

Sati ha la testa dura, è figlio di un pescatore e di un mulo. Sbaglia, non ha capito cosa ha detto Buddha, e il testo lo dice chiaramente (“errata opinione”). Ma tutti i monaci gli parlano e cercano di fargli capire che no, le cose sono in modo diverso da come pensa lui. Solo che non riescono a convincerlo. E allora cosa fanno i monaci? Continua a leggere