Tag: filosofia

L’idealismo del non idealismo

La lettura di un post interessante su un blog mi permette di fare due cose:

  1. segnalare ai miei quattro lettori il blog interessante, darioberti (che è l’autore)
  2. parlare della teoria delle idee di Berkeley vs l’idealismo post-kantiano

Prendendo spunto dall’interpretazione di Gentile di quanto dice Berkeley, si può iniziare un percorso di correzione utile ai colleghi di palestra che incontro e che sono convinti che Berkeley sia un idealista nello stesso senso in cui lo sono Hegel, Gentile e altra gente brutta. Non è così. Continua a leggere “L’idealismo del non idealismo”

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La scuola giusta, non quella “buona”

Da parecchio vado rimuginando la questione della “buonascuola” di marca renziana. In primo luogo perché mi coinvolge direttamente, e in modo peggiorativo. Ma non sono l’unico, perché pare che la grande maggioranza dei docenti, compresi quelli già di ruolo, subiranno un peggioramento in qualche modo (scatti per la pensione, qualità del lavoro…). Quindi non mi addentro nei problemi miei specifici (a parte ricordare che un/a inutile che all’ultimo concorso ha risposto Nietzsche alla domanda sulla linguistic turn avrà il ruolo, sempre che non fosse già tra i vincitori).

In secondo luogo perché presenta un’interessante questione per un filosofo meta-etico: il progetto è proprio intitolato “La buona scuola”. Buona. Se si usa il termine “buono” l’eticista che ha studiato anche meta-etica sente suonare un campanello d’allarme. Perché non è un termine neutro, e non è un termine semplicemente descrittivo. E sicuramente chi ha inventato lo slogan non lo intende in senso neutro: ha bisogno di far passare l’idea menzognera che questo governo sta finalmente facendo qualcosa di buono, mentre tutti gli altri non hanno mai fatto niente o hanno creato danni.

Di recente una preside di una scuola anconetana si è esposta a favore del progetto, affermando che i docenti che non fanno domanda perché non vogliono subire trasferimenti di migliaia di km potenziali sono in realtà una zavorra (non l’ha detto esplicitamente) di cui ci si libera per selezione naturale (questo sì, l’ha detto) che fa emergere i più motivati. Continua a leggere “La scuola giusta, non quella “buona””

Un’utile lezione

Ho commesso un errore. Uno dei tanti. Ma questo in particolare produce poco danno e permette di trarre una lezione utile e un post per il blog: ho comprato Focus con allegato il libro di Massimo Polidoro Straordinari misteri della storia. Insomma, non so cosa leggere, pensavo “mah, dai, una cosa leggerina, estiva, facile“. E infatti fin dalla prima pagina è un trionfo di faciloneria.

Non avevo mai letto niente di Polidoro, noto per essere la penna del Cicap, con la fama di serio giornalista scientifico e smontatore di miti. Sul suo sito non dice quale tipo di studi abbia fatto, a parte l’apprendistato con un illusionista negli USA (è strano che uno “scienziato” nasconda i suoi studi). Forse è per questo che nella sua introduzione al libercolo di cui parlo si notano le lacune su cui voglio soffermarmi, per spiegare quale lezione sia utile nel titolo. E allora leggiamo: Continua a leggere “Un’utile lezione”

Pro domo sua

cicerone in un'orazione al Senato

Una delle cose che mi lasciano un dubbio è l’affermazione che “la filosofia non serve a niente“.

In prima battuta risponderei: «Dipende. Ce n’è che non serve a niente, ma anche roba seria». La risposta aprirebbe un dibattito, perché la mia selezione non corrisponde a quella tipica del filosofo italiano. E non ho voglia di discuterne. Gli americani dicono: «Non rotolarti nel fango con i maiali. Loro si divertono, tu ti sporchi e basta».

Mi interessa di più un corollario del teorema: “Si possono ridurre le ore di filosofia a scuola” o “Togliamo filosofia”, o “filosofia non interessa a nessuno” e altre combinazioni sempre sullo stesso tema.

Mi interessa perché crea un attrito con la realtà. La faccio semplice: quanti potenziali docenti di filosofia ci sono nelle graduatorie?

Non lo so. Ho provato una veloce ricerca su Google ma non trovo un dato preciso. Comunque tanti. Più di quante cattedre siano disponibili. E i filosofi in graduatoria non sono tutti i laureati in filosofia, sono solo una parte.

Seguite il ragionamento: come mai ci sono tanti laureati in filosofia, se la filosofia non suscita interesse?

Evidentemente suscita interesse. Ci sono persone che si iscrivono e studiano per anni in università, sborsando soldi, impiegando tempo ed energie.

Da dove arriva questo interesse?

Beh, quando ti iscrivi all’università, di solito sei appena uscito da una scuola superiore (o “secondaria di secondo grado”, come vogliono i burocrati). Quindi l’interesse viene dalle scuole superiori. Durante il percorso (gli ultimi tre anni, in questo caso) ti sei appassionato, e decidi di studiare quello.

Quindi la filosofia interessa più di quel che si dice. I numeri dicono così. Considerando i tagli, la riduzione delle ore, la possibilità di vedere solo gli studenti degli ultimi 3 anni dei licei, la generale lotta della “cultura media” italiana contro il pensiero articolato oltre lo slogan, mi sembra che filosofia possa essere considerata la disciplina con il miglior rapporto di efficienza.

E questo nonostante il fatto che la gran parte dell’insegnamento riguardi proprio quella che io non selezionerei, come dicevo all’inizio.

Il cadavere di Shiva

Nel tantrismo il dio Shiva rappresenta il Tutto. Per gli “esperti” di filosofia, le scuole shivaite del Kashmir hanno qualche somiglianza a diverse correnti di pensiero europee: per esempio, la creazione del mondo è un procedimento che ricorda la moltiplicazione degli Io di Fichte. L’Io, ovvero Shiva, oppone a se stesso un Non-Io perché in questo modo può pensarsi. Il pensiero è pensiero di qualcosa, ma se non c’è un oggetto da pensare, come si fa a pensare? Quindi l’Io deve creare quell’oggetto, dal momento che al di fuori dell’Io non c’è niente da usare come oggetto.

Il Non-Io di Shiva è il mondo, compresi noi. La scuola tantrica promette di ricucire la divisione e farci accedere all’Io. Ma il percorso non è teoricamente complicato, dal momento che l’Io è l’unica cosa che esiste. Il Non-Io non esiste. Il Non-Io è solo l’espressione della libertà dell’Io che decide di proporsi in quel modo (a chi? A se stesso! Cioè a noi). L’Io-Shiva è libero e perciò produce la molteplicità del Non-Io, perché producendo il Non-Io può pensare a qualcosa (se pensasse all’Io, l’Io stesso sarebbe oggetto, cosa morta, e visto che non è cosa morta non può pensare all’Io), e pensare a qualcosa è il modo per accedere all’Io. Almeno è il modo di Shiva per accedere a – se stesso (se ho capito bene). L’Io non può pensare se stesso perché non può essere oggetto, dal momento che gli oggetti sono “morti”, e l’Io è vivo. Quindi pensa a qualcosa che somiglia all’Io, che rimanda all’Io, che segnala l’Io, ma non è l’Io. Continua a leggere “Il cadavere di Shiva”