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Retrodatazioni

Berkeley ritratto da Smibert
Berkeley ritratto da Smibert

Inoltre (contrariamente a quanto si ritiene di solito), la comunicazione di idee tramite le parole non è l’unico, né il principale scopo del linguaggio. Il linguaggio ha anche altre finalità, come quella di suscitare passioni, di incitare all’azione o di far desistere da essa, di porre la mente in una disposizione particolare; spesso la comunicazione di idee serve a raggiungere questi scopi. Qualche volta, poi, viene omessa del tutto, ove tali scopi si possano ottenere senza farne uso: credo che questo accada di frequente nell’uso familiare del linguaggio.

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All’inizio, è vero, le parole probabilmente causavano idee atte a produrre emozioni; ma, se non vado errato, da quando il linguaggio è divenuto familiare, i suoni uditi o i caratteri visti spesso sono seguiti immediatamente da quelle passioni, che in origine erano solitamente prodotte dall’intervento di idee, ormai del tutto omesse. Non ci fa forse effetto la promessa di una cosa buona, benché non si abbia idea di cosa sia? E l’annuncio di un pericolo incombente non basta forse a terrorizzarci, anche se non riteniamo probabile che ci accada qualche evento nefasto in particolare, né ci formiamo l’idea di un pericolo in astratto?

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Persino i nomi propri non vengono sempre pronunciati con l’intenzione di richiamare le idee di quegli individui, che si suppone essi indichino. Ad esempio, quando uno Scolastico afferma: «L’ha detto Aristotele», credo che voglia solo dispormi ad aderire alla sua opinione con la deferenza e la sottomissione che l’abitudine ha unito a quel nome. Questo effetto si produce, nelle menti di coloro che sono abituati a rimettere il loro giudizio all’autorità di quel filosofo, con una rapidità tale, che è impossibile sia preceduto dall’idea della sua persona, dei suoi scritti o della sua fama.

George Berkeley, Trattato sui principi della conoscenza umana, Introduzione, §20.