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Il “diritto umano” di rifiutare di svolgere un servizio pubblico

Nella sua gita statunitense il papa è intervenuto anche sul caso della fanatica che ha rifiutato di rilasciare una licenza per un matrimonio omosessuale nonostante la Corte Suprema abbia espresso il giudizio vincolante per tutti gli Stati dell’unione che i matrimoni omosessuali sono matrimoni come quelli eterosessuali e non vanno ostacolati.

Secondo il papa esiste un diritto umano a rifiutare di svolgere un compito che rimane in carico a un funzionario pubblico, se questo compito va contro le convinzioni di quel funzionario.

Il papa ha ragione, da un certo punto di vista.

Immaginiamo per un momento che i “volenterosi carnefici di Hitler” avessero rifiutato di svolgere i compiti amministrativi legati alla cd. “soluzione finale”. O un caso meno truculento ma ugualmente grave, che aveva anche il vantaggio – per il nostro esempio – di essere sostenuto da leggi espresse: le leggi razziali, come quella a protezione del sangue e dell’onore tedesco del 15 settembre 1935. Continua a leggere “Il “diritto umano” di rifiutare di svolgere un servizio pubblico”

Conflitto di diritti

Frank Van Den Bleeken ha vinto una causa per ottenere l’eutanasia. Vive in Belgio, dove questo diritto è garantito.

La particolarità del caso è che FVDB è un carcerato, uno stupratore seriale che ha chiesto l’eutanasia sostenendo che non sarebbe capace di sopprimere l’istinto che l’ha portato in galera qualora fosse liberato, e che quindi non sarebbe mai liberato.

In pratica, da una parte c’è lo Stato del Belgio che, facendosi carico del diritto di tutti i danneggiati da FVDB, ha il “diritto alla vendetta” e quindi ha il diritto a tenere in carcere FVDB fino al termine dei suoi giorni.

[Faccio notare che per me non esistono diritti naturali, ogni diritto è sociale, è ciò che il resto della società ci concede in base a un patto o a una razionalità implicita, quella della reciprocità (concedo diritti agli altri perché gli altri concedano diritti a me – e non cerchino di uccidermi o derubarmi ecc)].

Il Belgio ha il diritto alla vendetta.

Ma la legge del Belgio concede il diritto all’eutanasia. FVDB è tuttora cittadino del Belgio, quindi chiede che il suo diritto venga rispettato. Vince una causa. In sostanza il suo argomento è: 1. non ci sono altre soluzioni, non cambierò mai, quindi non potrò mai uscire di galera + 2. forti sofferenze psicologiche.

Avviso preliminare: il controargomento “eh, in Italia in galera si suicidano, perché non lo fa anche lui?” non è un controargomento. L’Italia evidentemente non è al livello del Belgio. Il punto di vista dei diritti (non naturali) richiede uno sguardo normativo, a ciò che dovrebbe essere, non a ciò che è. Paesi come il Belgio o la Norvegia che non ha voluto uccidere Breivik si sono dati una struttura che mira a quel che dovrebbe essere: lo Stato non è padrone delle vite degli individui, e lo Stato non solo si sostituisce nel diritto di vendetta, ma modifica anche la vendetta. Sono posizioni più razionali: chi mai vorrebbe far parte di una comunità che in un qualsiasi momento può decidere di toglierti la libertà e la vita? Molto preferibile una comunità che ha bisogno di giustificazioni per farlo, e la base razionale della necessaria reciprocità per la sopravvivenza stessa della comunità. Una comunità molto diversa, però, in cui sono messi in comune solo pezzi dell’autorità.

Ma appunto, si arriva al conflitto tra diritti e non c’è un diritto superiore, in teoria: da una parte il diritto al risarcimento (tramite punizione, la rieducazione al momento non c’entra) che hanno i danneggiati e di cui si fa carico la comunità intera, dall’altra il diritto a gestire la propria vita (fino al punto in cui non danneggia altri) della persona che chiede l’eutanasia. Che sta privando i danneggiati del loro diritto. Un danno doppio?

A cosa servono le competenze

Girando su facebook trovo un link a un vecchio articolo di Balbi, abile divulgatore di astrofisica e scienze in generale, che solleva la questione delle competenze necessarie a svolgere un compito (compito -> competere -> competenze, un po’ di etimologie per far sbavare i continentali). Articolo rispolverato in chiave antigrillina, come si può capire dal tema e dalla posizione. Gli si fa notare, nei commenti, che è strano che un competente astrofisico si avventuri in campi in cui non è competente, perché suggerisce che gli incompetenti sono al potere ovunque, implicando in modo velato che è così anche in politica. Ma Balbi non è competente in politica. Oppure, se è competente lui, allora sono competenti tutti quelli che non hanno, come lui, studiato la politica ma qualcos’altro. Quindi il suo argomentare gli si rivolta contro, rendendo l’argomento invalido. Non è che basta essere laureati in astrofisica per poter discettare di politica e psicologia, altrimenti a cosa servono le altre lauree? Laureiamoci tutti in astrofisica e il mondo sarà perfetto e funzionante. Più probabilmente, la questione va affrontata da un diverso punto di partenza.

Raccontava, Balbi, dell’esperimento (io sarei già dell’idea che le cose di psicologia non si debbano chiamare esperimenti, ma – ehi, sono incompetente) di Dunning e Krueger in cui si scopre l’acqua calda, ovvero che più uno è incompetente, più sovrastima le proprie capacità e crede di poter risolvere IL problema, qualunque esso sia. Il dilettante allo sbaraglio. Che non si rende conto di andare allo sbaraglio. E anche quando arrivano i risultati, è convinto che siano migliori di quelli che ottiene una persona competente. Continua a leggere “A cosa servono le competenze”