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Raro e prezioso?

La scarsità è più facile da gestire dell’abbondanza: quando qualcosa diventa raro lo riteniamo più prezioso di prima, è un cambiamento concettualmente facile. L’abbondanza è diversa: il suo avvento implica che cose prima preziose possano essere trattate come se fossero abbastanza economiche da poterle sprecare, che è come dire abbastanza economiche da farci degli esperimenti. Siccome l’abbondanza elimina i compromessi a cui siamo abituati, chi è cresciuto nella scarsità può sentirsi disorientato. Quando una risorsa è scarsa, chi la gestisce spesso la considera un valore in sé, senza fermarsi a riflettere su quanto quel valore sia legato alla sua scarsità.

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Allo stesso modo, quando pubblicare – l’atto di rendere pubblico qualcosa – smette di essere complicato e diventa facile, la gente abituata al vecchio sistema spesso considera la pubblicazione da parte di dilettanti frivola, come se pubblicare fosse un’attività intrinsecamente seria. Peccato che non lo sia mai stata. La pubblicazione andava presa sul serio quando i costi e l’impegno richiesto costringevano la gente a prenderla sul serio – se commettete troppi errori fallirete, proprio come nel Cinquecento. Ma se questi fattori scompaiono, allora scompare anche il rischio. Un’attività che sembrava intrinsecamente preziosa si è rivelata solo accidentalmente preziosa, come ha dimostrato il cambiamento nel sistema economico.

Clay Shirky, Surplus cognitivo, Codice edizioni 2010, p.45

Abbiamo un bias cognitivo, ovvero un pregiudizio radicato nel profondo del nostro cervello: riteniamo che le cose rare e a cui non accediamo facilmente siano preziose. Ma non sono preziose, sono solo rare. Continua a leggere “Raro e prezioso?”

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