Tutta colpa dei maschi?

Gira, in rete, una lettera aperta di un uomo che spiega perché maschi e femmine non sono uguali. L’ha scritta uno studente/assistente di un corso di ingegneria meccanica, statunitense, bianco – ha tutte le caratteristiche del genere dominante in società. Dice che maschi e femmine non sono uguali, le sue compagne di corso non sono uguali a lui anche se fanno le stesse cose e ottengono gli stessi voti.

Dice Mauldin, questo engineer, che in realtà le donne hanno affrontato sfide che lui non ha dovuto superare, delle quali fa un’elencazione argomentata, e quindi sono anche meglio di lui.

Migliaia di condivisioni.

Ma non ho trovato ragionamenti. Si condivide perché fa politically correct, si legge in modo superficiale la sua lettera aperta. Allora leggiamola bene:

  1. i maschi crescono in una società che non li scoraggia dal seguire studi scientifici
  2. la società non rimprovera i maschi se si sporcano giocando o se fanno i ras del quartiere (è leadership)
  3. tra maschi non si fanno discriminazioni riguardanti gli interessi
  4. la società e i media non impongono al maschio di raggiungere uno standard di aspetto o di astenersi da certe attività perché troppo maschili
  5. a scuola se sei maschio non ti guardano con compassione se non vai bene in materie tecniche, e nessuno pensa che non se non ce la fai è colpa del tuo sesso biologico
  6. i maschi non devono affrontare mentalità esclusive come da club, e non vengono guardati male o tenuti d’occhio con la motivazione che sono stati assunti solo per “la diversità”

Chiaro che tutte queste cose sono vere – nel senso di corrispondenti alla realtà. Il mondo tratta maschi e femmine in modo diverso. Ma è tutta colpa dei maschi?

Al punto 1: cos’è questa “società” che dice alle donne che studiare scienze è sbagliato?

Al punto 2: chi è che rimprovera le bambine se si sporcano giocando?

Al punto 3: chi è che scarica le persone che mostrano interessi non omologati al gruppo?

Al punto 4: chi è che impone alle donne di curare il loro aspetto, seguire la moda, andare a fare shopping, comprare scarpe e trucchi?

Al punto 5: ne riparliamo dopo.

Al punto 6: è quello che permette un punto di vista strano, ma lo spiego alla fine perché prima torno sui primi quattro punti.

Le risposte alle domande dei primi quattro punti non sono complicate. Si risponde sempre “altre donne”. Sono le donne che dicono che le donne non devono studiare scienze, o sporcarsi giocando. Sono le donne che escludono altre donne se non si omologano al gruppo. E sono sempre le donne a convincere le altre a passare la vita a interessarsi di scarpe, vestiti e trucchi invece di, per dire, ingegneria meccanica. Non riesco a vedere un intervento oppressivo dei maschi in queste situazioni.

Ci sono studi sociologici che parlano di doing gender: il genere è un fatto culturale, di solito collegato al sesso biologico ma non necessariamente. Cioè, qualcuno può essere biologicamente maschio ma di genere sentirsi e comportarsi come una femmina, e viceversa. La società finora si è preoccupata di far corrispondere il genere al sesso biologico, tramite la cultura. Ai bambini piccoli viene insegnato come comportarsi, e la separazione dei generi inizia lì. Ma attenzione: chi si occupa dell’educazione dei bambini piccoli?

In tutte le società, sono le donne. Che siano le mamme, le femmine della tribù che tengono i bambini mentre i maschi adulti sono a caccia, le maestre d’asilo e scuola elementare… sempre donne. Sono le donne che impediscono alle femmine di fare giochi in cui si sporcano i vestitini. Sono le donne che rimproverano le bambine che vogliono comportarsi come i loro compagni maschi.

Prendiamo il punto 5 allora: la questione dell’educazione diversificata viene presentata dal buon Mauldin come dannosa solo per le studentesse considerate “stupide in quanto donne”. Dice che i docenti sanno che le studentesse non ce la fanno a capire le cose tecniche, e le trattano con sufficienza. Ci sono due questioni che si aprono qui: la scuola è il posto di lavoro più femminilizzato al mondo, e il trattamento “sei stupido, cosa ci possiamo fare?” è rivolto dalle docenti agli studenti maschi. Unendo le due questioni, per i grandi numeri potremmo dire che dentro la scuola siano i maschi a soffrire più delle femmine per una “discriminazione di genere”.

Ma si può ancora approfondire: il fatto che la discriminazione venga percepita come “non lasciamo fare alle donne quello che fanno i maschi” è piuttosto significativo. Ovvero significa che c’è un pregiudizio positivo a favore delle cose che fanno i maschi. La discriminazione sul fatto che le bambine non possono sporcarsi giocando? Significa che giocare sporcandosi è il modo giusto, quello che tutti e tutte vorrebbero fare. Quella sul fatto che i maschi hanno il permesso di studiare scienze? Significa che tutti e tutte vorrebbero studiare scienze, che è meglio che studiare come abbinare il trucco alle scarpe.

Capito il punto? Ci sono cose che sono “giuste”, “migliori”, e di conseguenza altre che sono sbagliate e peggiori. E pare che le cose che facciamo noi maschi siano quelle migliori, visto che le vogliono fare anche le femmine. Questo è un passaggio critico. Implica che anche le femmine lo devono accettare esplicitamente, visto che implicitamente già lo fanno quando si oppongono alla discriminazione. In pratica, se chiedono di non essere discriminate e avere accesso alle cose che fanno i maschi, significa che ritengono quelle cose migliori di quelle che fanno di solito.

Ultimo passaggio: le donne devono cambiare educazione. Se è la donna che “fa genere” imponendo alle bambine di non sporcarsi giocando, di non mettersi a studiare scienze e tutte quelle cose lì, non sarà un reclamo contro i maschi a cambiare la situazione. Sarà un reclamo contro le donne che credono che saper mettere il trucco giusto sia più importante di una ricerca scientifica. Tutto il resto non porta alla soluzione del problema.

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