Señor Cacadubbi(s)

Silenzio!
Silenzio! Uff, ‘ste classi numerose!

Lezione di docimologia del TFA. Spiegone sul fondativo esperimento del 1934 degli psicologi Pieron e Laugier che radunano 30 docenti esperti – con alle spalle almeno 10 anni di esami di Stato – di varie materie (francese, inglese, latino, filosofia, fisica e non ricordo mi sembra basta); poi raccolgono 100 verifiche di studenti per ogni materia. E dividono i prof per materie, ci sono 6 prof per ogni materia; poi dicono “corrigerete!” e scoprono che ci sono enormi variazioni di voto nella stessa disciplina sullo stesso compito. Del genere che su una scala da 0 a 20, nei compiti di filosofia ci possono essere anche 13 punti di differenza tra i voti dati da due prof. Io segno 7 e l’altro segna 20. Problema: se lo studente finisce nella mia classe è un somaro, se finisce nella classe dell’altro è un genio. Con la stessa identica produzione.

Diranno i miei affezzzzzzzionati lettori: eh ma filosofia… chiacchere, alea, arbitrio… Ribatto: infatti, sono molto più preoccupanti le variazioni fino a 9 punti su compiti di matematica/fisica. Dovrebbero essere scienze esatte. 2+2 fa 4 sul compito che correggo io e fa “mattoni e Nutella” sul compito che corregge un altro?

Impeto all’uniformità misurativa, esclamazioni di tripudio per l’idea, e Pieron e Laugier alla fine pubblicano nel 1936 il loro articolo allarmante su una rivista ginevrina. Iniziamo a dare i voti con criterio, per diamine! e no alla cazzodicane! (è un francesismo). Quindi oggi grazie a Pieron e Laugier abbiamo una disciplina che studia come valutare i valutandi.

Ci tiene la prof a far notare che gli anni sono quelli delle dittature. Infatti la docimologia serve ai governanti a selezionare i veri abili (che poi andranno come carne da cannone) dai veri impediti (e insomma, selezione, quello è): la docimologia come strumento eugenista. Se ti rifilo un 4, son cazzi veri, mica che mandi la mamma a lamentarti, ti mando la Gestapo a casa. Du zomaren? Ja? E giù frustate.

Si chiude lì l’excursus storico. Ma un tarlo mi rode in testa. Ci sto pensando.

Ecce!

Non ha detto se i docenti selezionati, oltre che vecchi, sono anche profondi conoscitori della loro materia!

In pratica, è totalmente possibile che alcuni di quei docenti fossero invecchiati dietro una cattedra, a dare voti ad minchiam (fu scritto su un compito di latino: “Mentula!“), solo perché erano nipoti del preside o perché non c’era nessun altro (tutti morti a Verdun). Il fatto che avessero almeno 10 anni di esperienza, mi dico io da filosofo, non implica che avessero anche conoscenze della materia. Dal fatto che alcuni conoscevano la materia e davano un voto in relazione alle conoscenze dimostrate, e alcuni altri no e quindi votavano 10 quella con il bel culo e 2 quello con i baffi da topo, deriva evidentemente una grande variazione di voti dati da docenti diversi allo stesso elaborato.

Ergo non serviva la docimologia, ma una formazione dei docenti. Che almeno studiassero la loro disciplina. Se ho ragione. Magari no.

Ma se ho ragione: anche avere a disposizione una docimologia scientifica esatta non serve a una mazza. Il problema infatti non è mettersi d’accordo sulla griglia di valutazione da usare in modo uniforme. Il problema è che qualcuno segna errore cose che errore non sono o lascia correre cose che invece sono errori, perché è ignorante.

E ascolta qua, ho anche gli esempi, i fatti mi cosano: concorso a cattedre 2012, classe A037, Piemonte. Domanda sulla linguistic turn, risposta “Nietzsche” – alè, avanti che è giusto! Nessun problema a decidere come votare gli errori (“Siamo severi! Al primo errore, cassiamo!”), ma se un ebete con la penna rossa non sa che questo è un errore, non lo segna errore. Con il risultato che un altro ebete andrà in cattedra a insegnare che la linguistic turn è quella roba di Nietzsche. Che il nome sia in inglese è solo un caso massonico, magari. Quando poi gli studenti dell’ebete nicciano arrivano alla maturità, un membro esterno di commissione fa la domanda: “Candidato, mi dica della linguistic turn“, e il candidato ripeterà diligente la tiritera di Nietzsche filosofo analitico del linguaggio. E il membro esterno: “Oh candidato, ma si è rincoglionito?”.

Ma il problema mica si ferma qui, perché gli impediti sono come i conigli. Domande di storia alla selezione del TFA II ciclo (quello attualmente in corso, a cui partecipo con profitto): risulta da quei test, preparati direttamente dal MIUR, che la Reconquista finisce a 1600 inoltrato (non c’era la risposta “1492” e hanno considerato corretta quella del ‘600 con la cacciata di moriscos ed ebrei, che però la Reconquista è bella che finita, ormai si possiede il Sudamerica) e che il Grande Scisma d’Occidente finisce quando finisce il Piccolo Scisma (hanno chiesto quando finisce il Grande, ma hanno considerato come corretta la risposta del Piccolo). Sono errori? Sì. Ma stocazzo. E la docimologia non può nulla.

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