Ethics for dummies

Socrates 469 BC - 2011 AD
Socrates 469 BC – 2011 AD (Photo credit: nerosunero)

Sono recentemente venuto in possesso di alcuni frammenti di dialoghi con protagonista Socrate, tramite una rete sotterranea e insomma la Grecia si sta svendendo tutto e certe cose te le regala pure basta che le porti via che serve spazio e sapete come va. Non fanno parte dei dialoghi platonici, non so se perché lo Stephanus non li conosceva o se perché proprio non sono opera di Platone dal momento che il suo Socrate e quello di questi frammenti non sempre collimano (ovvero, il Socrate di questi frammenti non sempre dice quello che vuole Platone). Non sono filologo, ricordo vagamente il greco classico, ma ecco qui una traduzione di un brano breve:

Socrate – Dunque tu pensi che sia giusto ciò che viene a tuo vantaggio?

Maccoao – Certo lo penso.

S – Anche se il tuo vantaggio va a detrimento d’un altro?

M – Sì.

S – Allora sicuramente penserai che sia giusto che l’altro pensi che sia giusto ciò che va a suo vantaggio, anche se va a tuo detrimento.

M – Questo no!

S – E come? Facciamo un passo indietro: tu pensi che sia giusto ciò che va a tuo vantaggio. Quindi è giusto ciò che procura vantaggio. Ti sembra una definizione corretta?

M – Così mi pare, o Socrate. Ma comincio a sospettare che mi vuoi far su.

S – Il sospetto è l’inizio della filosofia, caro amico.  Se è giusto ciò che procura vantaggio, allora è giusto per ciascuno ciò che procura vantaggio per ciascuno. Si tratta di logica elementare: aggiungendo lo stesso elemento a entrambe le parti, il risultato ha un rapporto di analogia con la situazione precedente.

M – Non sono logico né analogico, Socrate, ma capisco che vuoi dire che se è giusto per ciascuno ciò che procura vantaggio a ciascuno, allora anche per quell’ipotetico altro di cui parlavamo prima sarà giusto ciò che gli procura vantaggio.

S – E capisci bene, Maccoao. A questo punto ci rimane da inserire nel discorso la parte dello svantaggio: dimmi, hai forse tu in casa una ciotola di noccioline americane?

M – Ce l’ho, Socrate.

S – E se in quella ciotola ne restano solo poche, e tu entri e te le mangi, non pensi che questo vada a svantaggio degli altri tuoi parenti che vorrebbero quelle ultime noccioline?

M – Lo penso, Socrate.

S – E ritieni che questo sia giusto?

M – Stiamo parlando di noccioline, o Socrate! Comunque sì, è giusto. Le ho comprate io l’ultima volta.

S – E se adesso io svuotassi la ciotola leccando persino il sale e i frammenti di nocciolina rimanenti, sarebbe giusto?

M – Proprio no, non lo sarebbe!

S – E perché? Se giusto è ciò che va a vantaggio di qualcuno, allora è giusto anche quello, persino nel caso in cui procura svantaggio a te.

M – Credo di essere intontito, Socrate.

S – Ascolta me, che sono qui apposta: è giusto ciò che procura vantaggio a qualcuno. Se produce svantaggio ad altri, non fa nulla perché finché produce vantaggio a qualcuno rimane giusto.

M – Ma può una cosa nello stesso tempo procurare vantaggio e svantaggio?

S – Lascia stare Parmenide.

M – Ma sono confuso.

S – La confusione è l’inizio della filosofia, caro amico. Troppe volte ne è anche la fine, ma ne parleremo in altra occasione.

M – Pensi di invitarmi da te invece di scroccare sempre?

S – Non mancare di rispetto ai peli bianchi della mia barba, Maccoao! Dicevamo che se accettiamo la tua definizione di giusto, allora dobbiamo accettare che una cosa sia nello stesso tempo vantaggiosa e svantaggiosa.

M – Veramente lo dicevo io…

S – Perché ti ho confuso le idee, quindi è merito mio. Andiamo avanti che si fa tardi e Santippe non è tollerante. Se giusto è “ciò che produce vantaggio”, possiamo dire che il contrario, ovvero “ciò che produce svantaggio”, sia il contrario di giusto, ovvero ingiusto?

M – Ammesso che ingiusto sia il contrario di giusto, allora è logico (come dicevamo prima) che ingiusto sia ciò che produce svantaggio.

S – Ma allora, come possiamo sostenere che sia giusto qualcosa che produce svantaggio per l’altro che non sei tu?

M – Eh, bella domanda.

S – Non dobbiamo forse ritenere che la tua definizione iniziale di giusto, ovvero “ciò che mi produce vantaggio, anche se produce svantaggio ad altri”, sia da abbandonare per cercarne una che superi il nostro esame?

M – Per quella cosa che una cosa non può nello stesso tempo essere giusta e ingiusta, vero?

S – Vero. Cosa ne dici di discutere se un’azione sia giusta quando produce il massimo vantaggio per il maggior numero?

Il frammento si conclude così. Ammetto che alcuni punti mi fanno sospettare perlomeno delle interpolazioni successive, se non addirittura che sia un falso ben rifinito.

7 pensieri riguardo “Ethics for dummies

  1. Sembra sia più facile convincere le persone che c’è un Dio che li punisce, se non rigano dritto, che percorrere i sentieri della logica.

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