7 febbraio 1966

Capisco che è agosto, che non ci si pensa, che ci sono le vacanze, ma quasi 50 anni fa (il 7 febbraio 1966, appunto), si pronunciavano queste parole:

Senator Robert Kennedy discusses school with y...

(…) abbiamo fatto funzionare le nostre scuole in base alla teoria secondo cui il sistema scolastico di per sé fosse buono; se un ragazzo falliva, era il ragazzo a sbagliare. E su questa base abbiamo etichettato i ragazzi che sono andati incontro all’insuccesso scolastico: li abbiamo definiti culturalmente svantaggiati, o ritardati, oppure pigri, o stupidi.
Ma i risultati di questo sistema sono che da un quarto a un terzo dei nostri giovani non raggiunge neanche i requisiti intellettivi minimi per le Forze Armate; che più della metà dei diplomati di molte delle nostre scuole superiori non sono preparati nemmeno per i lavori più rudimentali; che centinaia di migliaia di ragazzi si perdono per strada.

Non possiamo più permetterci questo spreco. Se i nostri attuali metodi educativi non riescono a fare di meglio, allora debbono essere cambiati per adattarsi agli studenti, così come i medici cambiano una terapia che non riesce a curare un malato. Dobbiamo guardare al fallimento di uno studente come al fallimento della scuola e al nostro fallimento. Dobbiamo ritenerci responsabili delle carenze dei nostri ragazzi.

Robert F. Kennedy, Sogno cose che non sono state mai, Einaudi, 2012. p. 19.

Sarebbe sufficiente la citazione, senza commenti miei.

Ma chi ha cliccato su “Continua a leggere” forse ha qualche interesse anche nei commenti.

Togliamoci subito le cose da ridere: è particolarmente divertente l’allarme sui giovani che non sono nemmeno al livello minimo per le Forze Armate. Nel 1965 gli Stati Uniti avevano iniziato a intervenire nella guerra del Vietnam – e nel ’66 iniziava la tattica search and destroy; erano gli anni in cui l’esercito reclutava Forrest Gump e Benjamin Buford Blue – per tutti Bubba (avessi detto Feynman e Turing), e insomma, il fatto che le forze armate siano prese come parametro di stupidità sotto al quale davvero non si immagina di andare fa piuttosto ridere. Che uno pensa alle barzellette sui carabinieri, o al fatto che dalle mie parti (ma penso non solo qui) si usa(va) dire “stupido come la borraccia di un fante” – la borraccia è vuota, una zucca vuota.

Passiamo alla parte seria. L’allarme lanciato da Robert Kennedy sulla scuola, sull’istruzione, è ancora valido. Evidentemente non solo negli USA. Tullio de Mauro da anni spiega che siamo tornati a livelli di analfabetismo o semi-analfabetismo che avevamo solo 150 anni fa, ovvero oltre il 70% di italiani che non comprendono testi di media complessità, come quelli che metto su questo blog per esempio (cerco di stare medio-basso perché sono dell’idea che se dico qualcosa deve essere comprensibile altrimenti non vale nemmeno la pena dirla). Già in un altro post avevo annotato che la Svezia nello stesso periodo (150 anni fa) aveva un’analfabetismo al 10%, ma può sembrare sterile retorica il solito paragone con i “paradisi welfaristi del Nord Europa” (oggi l’analfabetismo/semi-analfabetismo svedese è attorno al 7% comunque, fate voi il paragone con il 5% di analfabeti totali italiani, ovvero quelli che non sanno nemmeno distinguere le lettere e i numeri).

La soluzione?

Beh, lo dice chiaramente RFK: cambiare il metodo di insegnamento. Se il disastro fosse circoscritto, sarebbe possibile attribuirlo ai discenti. Un alunno che viaggia sulla media del 5 in una classe di 25 dove tutti sono sopra al 6, non è difficile dire che il problema è l’alunno. Se tutti gli altri capiscono e traggono profitto, il problema sta in chi non riesce a cavarne profitto.

Che non significa che questi vada abbandonato nella sua palude. Bisogna comunque trovare un metodo specifico, personalizzato, utile a lui/lei.

Ma se il dato è che 7 italiani su 10 faticano a trarre informazioni da testi di media complessità, la colpa non può essere dei 7 su 10. Va ricercata evidentemente nella formazione che hanno ricevuto. Una formazione carente, incompleta, inutile, dannosa. E chi ha fornito quella formazione? Ecco: i docenti!

Se 7 italiani su 10 non sanno capire un testo italiano, allora è colpa dei docenti che li hanno (mal)formati.

La soluzione, conseguentemente, sarebbe un repulisti radicale. Mantenere in carica degli addetti alla formazione che palesemente non sono capaci di formare equivale a mantenere a libro paga un neurochirurgo con il Parkinson e concedergli di operare: fa solo danni.

Io sarei molto radicale perché è un elemento importante della civiltà, e “non possiamo più permetterci questo spreco”: l’istruzione forma individui che daranno a loro volta forma al mondo in cui viviamo. Mi sembra un dato indiscutibile. Per il nostro stesso interesse, è opportuno che la formazione fornisca le capacità per affrontare la sfida, le capacità per cercare le informazioni in modo autonomo, per ragionare, per produrre il mondo. Che mondo viene prodotto da 7 analfabeti su 10? (Dai che lo sapete!) Chi vuole vivere in quel tipo di società? (Dai che sapete anche questa!)

Petizione per me Ministro della Formazione (già che ci siamo cambiamo anche nome al ministero): esami sulla materia a tutti i docenti, compresi quelli già di ruolo, su tutti i livelli. Se non sono in grado di superare l’esame, sospesi per un anno scolastico, si preparano e ritentano – e se non passano, fuori definitivamente. Valutazioni degli studenti Invalsi-style ma potenziate, e usate per aggiustare le sperequazioni (classi con poveri risultati in questi test hanno pessimi docenti, quindi hanno uno svantaggio che non è colpa loro e va riparato). Analisi quantitative (statistiche) per scoprire gli imbrogli (se ne parla già in Freakonomics, roba vecchia, fattibilissima) nei test. Concorsi per entrare di ruolo, ma concorsi seri – posso (cioè, non so se posso legalmente, ma posso fisicamente) fornire le copie di alcuni scritti che hanno superato il test scritto per la classe A037 in Piemonte, dove i candidati promossi dicono candidamente che il pensiero di Wittgenstein è ingenuo, o che alla domanda sulla linguistic turn rispondono parlando di Nietzsche che, lo dico per chi non è filosofo, non c’entra una minchia (i casi sono due: 1. i commissari sono incapaci, e allora non dovrebbero poter giudicare; 2. i commissari sono in combutta con alcuni candidati, e allora non solo non dovrebbero poter giudicare ma andrebbero allontanati dall’insegnamento e incarcerati). Ovviamente tutti i dati dei concorsi devono essere pubblici, consultabili da chiunque, non solo da chi fa il concorso, dal momento che tutti saremmo danneggiati da docenti incapaci, in primo luogo gli studenti. Penserei anche a una sorta di anagrafe online (tipo il Cineca già esistente, ma aperto e consultabilissimo) in modo che i futuri studenti, o i loro genitori, possano informarsi sui docenti.  Sarebbe da affrontare anche la questione dei libri di testo, affibbiati agli studenti ma utili solo agli editori – cambiarli con testi open-source, copyleft o come li volete chiamare, magari prodotti dagli stessi docenti collettivamente in rete (es. libro di fisica, il prof di Torino scrive la parte sulle grandezze fisiche, la prof di Catanzaro quella sui moti, i prof di Treviso la parte sull’idraulica ecc, non so) e distribuiti gratuitamente online (peccano di affidabilità? E chi lo dice? Pregiudizio. Se pensiamo che i prof non siano capaci di scrivere un libro di testo della loro materia, cosa ce li teniamo a fare in cattedra? Perché permettiamo che persone che non giudichiamo capaci di spiegare quella materia insegnino proprio quella materia? Non è contraddittorio?). Infine, tra i primi provvedimenti, la redistribuzione delle ore alle materie: ultimamente ero in un liceo dove nel triennio nemmeno facevano scienze. In compenso circa un quarto dell’orario era occupato da italiano. E mi chiedo: ma davvero serve tutta quella letteratura? E in un mondo dove la scienza ha un peso sempre più consistente, non sarebbe opportuno che i futuri decisori (andranno a votare, se supereranno lo scazzo dell’antipolitica e della sensazione di inutilità) fossero consapevoli di cosa è la scienza e cosa fa? Abbiamo una scuola inutilmente nozionistica. Tagliare italiano, ridurre le ore a un terzo (sono più che sufficienti a imparare la lingua e a usare la lingua, tutto il resto sia relegato all’istruzione universitaria, a chi cazzo serve nella vita sapere quando è nato e morto Cecco Angiolieri?), aggiungere scienze, cambiare i programmi (per es filosofia: su tre anni, il primo di logica e teoria dell’argomentazione, il secondo sulle aree della filosofia come etica ontologia filosofia del linguaggio, e il terzo dedicato alla discussione in classe di argomenti utili ma usando le nozioni apprese negli anni precedenti. Come sopra, a chi cazzo serve sapere quando è nato e morto Platone?).

È necessario spostare il focus: in questo momento è centrato sul docente (“ho insegnato tot anni da precario, ho diritto al ruolo” – no, non hai diritto, al massimo hai diritto a un sistema politico meno idiota che selezioni meglio, che faccia concorsi seri, che emetta bandi di concorso riservati a chi ha tot anni di precariato in modo che il precario possa provare direttamente che merita il ruolo. Ma fine lì, non è che perché sei invecchiato dietro una cattedra allora hai diritto a rimanerci anche se magari rovini gli studenti), sul “sistema scolastico di per sé (…) buono”; ma quello che va messo al centro è l@ studente(ssa), perché la scuola, compresi i docenti che amano prendersi molto sul serio e si credono in missione, è solo uno strumento messo a disposizione degli studenti.

16 pensieri riguardo “7 febbraio 1966

  1. siiiii, si, si ,si e le aziende dovrebbero dimostrare di poter aver diritto alle agevolazioni fiscali e altri benefici “territoriali”.
    Ok che sarebbe un bel mondo, ma da dove dovrebbe sountare fuori?
    E’ come sognare che da un campo di zucche spunti fuori il grande cocomero….

    Un Sorriso

  2. “Sogno cose che non sono state mai”, appunto😀
    (Sulla traduzione di The Great Pumpkin con Il Grande Cocomero c’è parecchio dibattito, perché pumpkin non è cocomero ma zucca, e in traduzione sarebbe appunto La Grande Zucca, che in un campo di zucche ci sta eccome!)
    (e poi va bene, c’era anche la questione di genere, cocomero maschio vs zucca femmina, e una divinità femmina in Italia non era molto digeribile nemmeno nei fumetti, e bon)

    Dici: da dove spuntano fuori?
    Beh, per esempio con la tua lobby (parlo di quel club massonico che gestisci! :D) fate pressione per farmi nominare ministro entro ferragosto, così ho il tempo di cambiare qualcosa😉

    1. Conosco tutti i dettagli della zucca e del cocomero, la citazione non era a sproposito (e lo sai benissimo).
      Fino a ferragosto siamo in ferie e quindi direi nisba per la “pressione politica” poi vediamo😉
      Scherzi a parte anche lì la questione è analoga. Hai mai pensato che anche le peggiori riforme da parte dei peggiori ministri dell’istruzione fossero “motu proprio” del singolo individuo ominato ministro? Allora potresti persino credere che gli esodati siano colpa esclusiva della sig.ra Fornero ….. (ma va….)
      Il contesto è come l’ambiente per il DNA puoi avere il gene migliore ma se non hai il “brodo giusto” la tua catena non si riproduce… la natura non fa salti (neanche in basso figuriamoci in alto)

      1. ok, è chiaro che alcune “riforme” siano impossibili per motivi politici e non tecnici (per esempio, l’esame ai docenti già di ruolo con conseguente espulsione se inidonei).
        Però ho la nettissima sensazione che il costante decadimento della scuola sia dovuto proprio ai docenti, che da un lato si prendono esageratamente sul serio e si considerano così autorevoli da meritare un trattamento che veniva riservato al maestro nelle scuole ottocentesche; e dall’altro non prendono sul serio gli studenti, non lavorano per loro, spiegano perché hanno il libro da spiegare. Eliminare docenti inidonei (e sono inidonei in primo luogo quelli che non conoscono la materia, tipo quelli che a una domanda sulla svolta linguistica in filosofia parlano di Nietzsche, ma chissà come mai sul compito del concorso quello non è stato segnato errore…) è il primo passo. Non credo ci si possa aspettare che l’ambiente cambi prima di cambiare quelli che hanno l’incarico di produrre un ambiente nuovo.

  3. Beh, se avrai pietà per gli “amici”, aderisco subito alla petizione “Alex” Ministro della (Pubblica) Istruzione😉
    Le tue proposte di riforma, seppur radicali, sono altamente condivisibili. Ma ti pongo un problema che forse – sotto sotto – se lo poneva lo stesso Bob: è il sistema economico e sociale del capitalismo che determina – secondo varie gradazioni dovute a fattori geopolitici – questo stato di cose, giacché una volta formati i quadri per il funzionamento e/o mantenimento del sistema stesso, è fisiologico, anzi: è necessario vi siano sacche enormi della popolazione che non partecipino al banchetto. Si pensi agli Usa e ai 40 milioni di persone che vivono pressoché alle soglie della povertà; si pensi al bacino elettorale a cui si è sempre vantato di rivolgersi Berlusconi, educandolo tramite i suoi potenti mezzi di comunicazione. Si pensi, infine, allo scandalo della disoccupazione che colpisce, dove più dove meno, tutti i paesi civili: è da circa un secolo che nelle industrie si lavora 8 ore al giorno: non è uno scandalo di per sé questo?
    Per concludere: alla classe sociale che detiene il potere bastano pochi servi superpagati che eccellono nei vari campi utili e poi, il resto, cazzi loro.

    1. uhm, no, non credo. Ci sono sistemi che sono evidentemente “capitalisti” (la cd. “socialdemocrazie scandinave”, anche se la Svezia comincia a patire – ma se persino la Cina ha rallentato la crescita…) che non presentano lo stesso divide. Per esempio la disoccupazione in Norvegia è circa al 3%, contro il 12 circa italiano (12 complessivo, senza dividere per fasce d’età). Se fosse “fisiologico”, anche là la disoccupazione sarebbe preoccupante. Secondo me è più una questione culturale (leggi “persone di merda”, pessimi manager, avidi luridi ecc). E le questioni culturali si correggono a scuola, ma per farlo sarebbe necessario che i docenti fossero capaci, non scelti per cooptazione e grattamenti di schiena reciproci.
      D’altra parte, la disoccupazione non colpisce solo i paesi civili capitalisti. E la povertà non è certo un’esclusiva degli USA, anzi.
      Poi anche a me sta sulle balle che la trasmissione di poteri e ricchezze sia interna alle solite famiglie, non trasparente, non basata sul merito ma sul sangue e così via. Ma ancora, non è un’esclusiva del sistema capitalista. Anzi.
      Ma in fondo sia la teoria dei giochi che la psicologia rilevano che in un sistema ordinato per creare maggiori benefici (rispetto a una condizione in cui quel sistema non c’è) emerge la tendenza al free riding. Il problema non sono (solo) i capitalisti, sono tutti i parenti e amici che si fanno sistemare. Il problema è l’italiano medio (non solo l’italiano, ma in questa specialità l’italiano primeggia) che chiede la raccomandazione, che si incista in una posizione e fa i suoi porci comodi, danneggiando tutti gli altri perché lui/lei è furbo e gli altri fanculo. Di nuovo, un problema culturale. Se io fossi vendicativo, e dittatoriale, vorrei punire gli italiani con dosi sfrenate di liberismo e assenza dello Stato, per vedere che cazzo fanno poi. Secondo me finisce a cannibalismo. E starei a guardare come il Dio del Vecchio Testamento, perché sarebbe quello che meritano.

  4. Concordo su quasi tutto. Quasi perché mi piacerebbe leggere quello che ha citato Nietzsche a proposito della linguistic turn (non è un invito a delinquere) e per la parte sui testi scolastici.
    Non ho particolari simpatie per la situazione editoriale attuale, ma non basta conoscere la propria materia per saperci scrivere un libro di testo, soprattutto adesso dove i libri di testo sono o dovrebbero essere multimediali. Insomma, dire ai docenti “scrivetevi anche i testi” mi pare una cretinata. Per il resto hai il mio appoggio…

    1. Nietzsche fondamentale per la svolta linguistica ti arriva via mail.
      Libri scritti dai prof: esiste già una rete, persino in Italia: BookInProgress, che riduce notevolmente le spese a carico degli studenti (delle loro famiglie) pur mantenendo un alto livello di competenza. D’altronde i produttori dei libri sono appunto i docenti, e sarebbe contraddittorio ritenerli capaci di insegnare quella materia ma non di scrivere un libro su quella materia. Ovviamente parlo solo delle competenze specifiche sulla materia che insegnano! Tutto il lato tecnico è affidato a specialisti del lato tecnico.
      E non è una imposizione dall’alto ai docenti: sono loro che volontariamente hanno creato una rete e hanno iniziato a scrivere i libri. D’altronde, non c’è molta differenza tra il preparare (perché spero che le lezioni il docente le prepari, almeno un po’, e non si limiti a dire “sull’indice del libro c’è Aristotele e questi sono i titoletti dei paragrafi”) un ciclo di lezioni su Aristotele e lo scrivere un capitolo su una parte della filosofia di Aristotele. Non è necessario che lo stesso prof scriva tutto il manuale, scrive solo una parte (magari una su cui è particolarmente ferrato) e mette in comune, poi qualcuno raccoglie tutto, si passa a una fase di revisione (sia dei contenuti sia del contenitore per uniformare) e fa il manuale.
      Non ti sei mai preparato schemini e slides per fare presentazioni? Quale difficoltà (a parte il tempo, chiaro) c’è nel trasformarli in capitoli di libro? Roba breve, 10 pagine e via!
      Oggettivamente, un manuale scritto dai prof sarebbe anche più utile, visto che il 90% dei manuali prodotti dalle case editrici sono inutile fuffa introdotta all’unico scopo di aumentare il prezzo di copertina.

      1. Rubo due tue frasi:
        ” Tutto il lato tecnico è affidato a specialisti del lato tecnico.”
        “E non è una imposizione dall’alto ai docenti: sono loro che volontariamente hanno creato una rete e hanno iniziato a scrivere i libri.”
        Anche decontestualizzate potrebbero mantenere l’efficacia che hanno nella risposta ad Ivo.
        Il concetto è “lasciar fare a chi sa fare” (per entrambe le frasi) ((in sostanza ti sei ripetuto, non è male “repetita juventus”😉 ))
        Ricontestualizzando…. Non serve un intervento “ministeriale” un “GPQdI” (ovvero un Grande Piano Quinquiennale dell’Istruzione) occorre invece che chi ha i mezzi e chi vuole fare faccia (anche se non verrà facilitato).
        solo “incrementando il brodo (vedi altra risposta)” può cambiare qualcosa, altrimenti aspettiamoci che il prossimo Einstein nasca in un villaggio di analfabeti dove possa scoprire tutto da solo.

        un Sorriso

    2. La mia esperienza di docente è stata troppo breve per prenderla in considerazione, ma il problema della capacità di comunicare non credo di averlo sottovalutato nanche allora. Forse potresti concordare pensando che il libro non deve essere scritto per convincere qualcuno che il “prof ne sa tante” quanto per consentire all’aalievo di “capirci almeno qualcosa”. In tal caso il libro scritto dal docente assume un valore pedagogico fondamentale … ma il concetto è stato già espresso da Alex (almeno credo)

  5. “lasciar fare a chi sa fare” è un pezzo. Una volta visto che il progetto funziona, dovrebbe ricevere sostegno specificamente dal ministero. Che dovrebbe cambiare i programmi (roba vecchia, in larga parte inutile, pianificata quando a scuola per un’istruzione superiore alla terza elementare ci andavano solo i ricchi che avevano il tempo da dedicare ai salotti), stimolare i docenti (punire i peggiori, premiare i migliori), sganciarsi da logiche lobbistiche (ma questo è un lavoro che devono fare anche i docenti in primo luogo: devono dire ai rappresentanti delle case editrici che vengono a vendere i libri “no, grazie, ai miei studenti non faccio spendere tutti quei soldi per cose inutili, riduco le spese almeno del 70% con prodotti open altrettanto se non maggiormente validi” e rifiutare i regalini – che immagino molto più consistenti in scuole molto grandi, dove un prof che fa comprare un certo libro equivale a una vendita di qualche migliaio di volumi spalmati anche su più anni…).
    Il ministero dovrebbe intervenire e ufficializzare che la preferenza va accordata ai progetti validi open. Sarebbe un modo sia per favorire gli studenti in termini economici (stiamo a valutare modi di trovare soldi per le borse di studio per coprire i costi almeno dei libri? Beh, facciamo che i libri costino meno o niente! No? Un progetto open potrebbe essere rilasciato gratuitamente, o con un costo molto ridotto per cercare di ricompensare almeno in parte gli autori per il tempo che vi hanno dedicato. Un testo open può essere pubblicato in pdf, scaricato rapidamente da internet, stampato o usato su tablet) sia in termini di formazione (si mette lo studente, capace di usare solo facebook nel 90% dei casi, a contatto con i metodi di produzione open, sia “filosoficamente” che tecnicamente).

    Poi sì, l’obiezione che hai fatto rimane: non decide solo il ministero. C’è tutto un mondo di favori e controfavori, interessi di categoria ecc.
    Ma non vedo altra soluzione se non una sorta di diktat ministeriale, qualcosa che dice “adesso basta mangiarci su, basta usare gli studenti come miniera, perché avete visto cosa succede? Succede che 7 su 10 sono svantaggiati, non sanno usare informazioni di livello superiore a uno slogan da curva ultras, e questa cosa ci torna indietro a tutti, finirà per danneggiare tutti”.

  6. parto da qui:
    “rifiutare i regalini – che immagino molto più consistenti in scuole molto grandi, dove un prof che fa comprare un certo libro equivale a una vendita di qualche migliaio di volumi spalmati anche su più anni…).”

    I prof delle scuole piccole o grandi hanno comunque un numero più o meno simile di studenti per cui non comprendo come possano far vendere più libri, forse se li fanno adottare anche alle altre sezioni, ma quelli sono i BARONI e non i prof….

    però non posso fermarmi prima di averti gridato nelle orecchie un BUONGIORNO! SVEGLIA! Se se ne accorto persino un pontefice che il male sono le lobby perché tu immagini che coloro che sono riusciti (il termine spero renda l’idea) ad occupare una poltrona ministeriale mediante agganci e favori debbano improvvisamente sganciarsi dalle clientele e propugnare metodologie che di certo non possono creare e salvaguardare lobby simili o assimililabili?

    Non capisco però … sei d’accordo ma ancora speri in un intervento dall’alto. Ti prego mi indichi a tua libera scelta cinque iniziative dello stesso tenore che siano verificabili ed accadute in Italia negli ultimi, poniamo, vent’anni?

    1. beh la scelta dei libri di testo è oggetto di Collegi Docenti, e scuole grandi = tanti studenti, e se un prof “esperto” sceglie un certo testo è abbastanza sicuro che quel testo sarà poi adottato anche da altri, quindi scuole grandi = grandi contratti. in genere, almeno per sezione si tende a dare gli stessi testi. per es nell’ultima scuola dov’ero c’era una sezione A che poi “declinava” in A1, A2; poi c’era la B con le sottosezioni, poi la C e così via, un mucchio di sezioni e sottosezioni. grandi scuole hanno sezioni grandi, quindi…

      L’intervento ministeriale è necessario appunto per spezzare il giro che hanno preso le cose. Certo ammesso che al ministero non finisca uno che è in quel giro. Ma io sto parlando di funzioni, e il ministero dovrebbe avere una funzione direttiva su certi temi (lasciando una certa libertà sui piani formativi, per permettere alle scuole di preparare gli studenti alla realtà lavorativa locale – ma nello stesso tempo, ci sono materie che non si possono eliminare, perché non viviamo nel medioevo, la gente può spostarsi, può emigrare, e comunque ha bisogno di conoscere lingue, informatica, scienze).
      La funzione è una cosa, le persone sono un’altra.

  7. Vedo adesso una tua risposta delle ore 11, non avendo capito come “aggregarmici” scrivo qui giù.

    Le tue osservazioni al solito sono estremamente “compatte” e irriverenti. Però non mi sembra che indicare :
    ” il costante decadimento della scuola sia dovuto proprio ai docenti,” rappresenti il massimo della lucida indagine.
    Sarebbe sorprendente se i docenti (in primis i peggiori) non avessero un ruolo (doppio senso) nell’andamento della scuola.
    Per me lo hanno anche le macchinette del caffè, figuriamoci chi rappresenta anche economicamente un capitolo importantissimo.

    E’ la ricetta “premiante/punitiva” che mi lascia insoddisfatto. Coloro che sono i peggiori saranno comunque puniti (e non sto pensando all’oltretomba) perché perderanno occasioni e andranno ad arrichire le fila di chi non è in grado di dare un contributo positivo alla civitas, i migliori potrebbero essere gratificati più che premiati, l’intervento “economico” di una borsa di studio o similari mi ricorda la questione dei tempi miei quando un “compagno” mi confidò che aveva il posto alla casa dello studente e la borsa di studio legata innanzitutto ad uno stratagemma fiscale del padre …. anche il sistema americano dei prestiti sta mostrando il fianco ove mi dicono una intera generazione di laureati pare stia lavorando (anche sottopagata) principalmente per restituire i soldi alle banche (che poi finanziano le unversità ed il cerchio si chiude….
    un Sorriso

  8. io intendo punizioni serie: licenziati.
    Ma come sopra mescoli funzioni e persone: se il tuo amico prendeva la borsa di studio pur non avendo diritto, dobbiamo allora togliere l’istituto delle borse di studio?

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