Stimolanti da giamaicani

English: Asafa Powell after his 9.72 win and t...

Asafa Powell è risultato positivo agli esami antidoping per uno stimolante.

Lo stimolante in questione è l’ossilofrina (chissà perché i giornali scrivono il nome inglese oxilophrine), chimicamente simile all’efedrina, quella sostanza a sua volta simile alle anfetamine usata anche come decongestionante nasale. L’ossilofrina invece è usata nel trattamento dei disturbi circolatori e dell’ipotensione.

Oltre a Powell sono risultati positivi alla stessa sostanza anche Tyson Gay (che – a 30 anni quasi 31 – era il miglior velocista di quest’anno con 9’75” sui 100), statunitense, e altri atleti giamaicani. In pratica l’unico velocista rimasto alla Giamaica è Bolt. E ci sono i Mondiali alle porte tra un mesetto abbondante.

Questo era per la notizia. La parte interessante sono le reazioni. Chiaramente gli atleti non sapevano di assumere sostanze dopanti, Powell parla addirittura di un’indagine per scoprire come quelle sostanze siano finite nel suo organismo, e Gay non attende nemmeno le controanalisi, si ritira dai Mondiali, e sostiene di sapere cosa è successo, di essersi fidato di una persona di cui non doveva fidarsi. L’atleta è sempre inconsapevole, sembra che non abbia alcun interesse per se stesso e per il proprio corpo che è lo strumento che gli/le concede fama e ricchezze.

Ma ancora stupiscono le reazioni dei “tifosi”. Tutti privi di dubbi nell’accusare, tutti pronti a tornare a uno sport pulito. Che storicamente non è mai esistito (già gli olimpionici originali, i greci, usavano vari trucchi e sostanze), ma questo evidentemente non interessa a nessuno, perché lo sanno tutti che una volta non c’erano i dopati. Non c’era, per esempio, nel ciclismo un Coppi che tranquillamente ammetteva che senza la bomba non si andava mica tanto avanti. E la bomba era la simpamina, un’anfetamina:

Di sicuro è la medicina, di sicuro è l’esagerata competizione, di sicuro sono i soldi che girano ad aver rovinato lo spirito dello sport. Ma non ho mai conosciuto nessuno capace di spiegarmi lo spirito dello sport. Che cos’è? Sarà mica quella cosa che l’importante è partecipare? Tutti a tirare per la giacchetta Pierre de Coubertin, il quale però diceva:

«Perché cento si dedichino alla cultura fisica, bisogna che cinquanta facciano sport. Perché cinquanta facciano sport bisogna che venti si specializzino. Perché venti si specializzino bisogna che cinque si mostrino capaci di grandi prodezze.» Impossibile non tenerne conto. Tutto è concatenato. È così che il record sta sulla sommità dell’edificio sportivo (…). Non si speri di abbatterlo senza distruggere tutto. Rassegnatevi dunque, tutti voi, adepti dell’utopia contro natura della moderazione, a vederci continuare a mettere in pratica il motto dato da padre Didon ai suoi allievi e divenuto il motto dell’olimpismo: CITIUS ALTIUS FORTIUS.

[P. de Coubertin, Memorie Olimpiche, Mondadori 2003, p. 206]

Ovvero, lo sport è andare oltre i limiti. E di più: è necessario che ci siano alcuni che sono così tanto superiori alle normali misurazioni umane.

Insomma, il problema è che se togliamo quei super atleti, quello che rimane non è stimolante. Ok, blocchiamo tutto, chiuse le Olimpiadi perché sono tutti dopati, ditemi per alzata di mano (nei commenti): chi è che va a seguire le gare di atletica dei dilettanti regionali? (Che poi io una volta ci sono pure stato e mi è piaciuto, ma non si parla di me, si parla di voi). Chi è che va a vedere le partite di serie C di basket? (Io, ma perché mio fratello giocava). Per non parlare dello sport femminile, che affonderebbe miseramente per assenza di spettatori (sono andato a seguire anche il basket femminile, conoscevo una giocatrice), quindi assenza di sponsor, quindi impossibilità di mantenere attive le strutture – sia quelle architettoniche (stadi, piste, campi) sia quelle “umane” (le società. Va bene il volontariato, ma ci va organizzazione e l’organizzazione pretende specializzazione e tempo e il tempo è tolto a un lavoro quindi va remunerato, no?).

La presenza del record è quello che spinge tutti a seguire lo sport, a voler fare uno sport particolare perché ci ha colpiti un atleta particolare. Dove sta il danno del doping?

Mi pare che ci siano tre grandi famiglie di argomentazioni antidoping:

  1. Questioni di fairness, equità
  2. Questioni di salute
  3. Questioni di senso dello sport

Per fairness si intende che i competitori non devono essere avvantaggiati rispetto agli avversari, in nessun modo artificiale (regolamenti favorevoli, uso di sostanze o pratiche potenzianti). Ci sono almeno due vizi in questa affermazione: il primo è il classico artificiale=male, che implica poi il naturale=buono. Ingiustificato. Il secondo è che una forma di equità la raggiungi non solo proibendo a tutti di potenziarsi di nascosto, ma anche permettendo a tutti di potenziarsi alla luce del sole.

Per la salute, il discorso è molto più complesso. Servirebbe una distinzione tra terapia e potenziamento, per argomentare a favore delle terapie ma contro i potenziamenti – ovvero per dire che quei farmaci li possiamo usare per curare malati ma non per potenziare i sani. Questa distinzione non c’è  e mi pare non ci possa essere. L’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce come definizione di salute “il pieno benessere psico-fisico e sociale, non la semplice assenza di infermità o malattie“. In breve, non c’è una semplice componente descrittiva (basata sulla biologia) della salute, ma anche una normativa (decidiamo noi cosa è salute). Io penso che il potenziamento faccia parte della nostra ricerca della “salute”. E gli atleti, anche sul lungo periodo, sono generalmente in salute migliore della media.

Il senso dello sport, poi, è così confuso che molti ancora credono si tratti della semplice lotta con i propri limiti in modo naturale e senza aiuti. Perché? Per quale motivo sarebbe proibito usare le nostre conoscenze per aumentare le nostre prestazioni? Proibiamo anche gli allenamenti allora! Gli atleti fanno allenamenti che potenziano le loro prestazioni in modo innaturale. C’è da studiare per poter mettere giù un piano di allenamento che funziona, non è che viene naturale, è totalmente artificiale. Quindi è male! Per esempio a cosa serve fare pesi a un giocatore di basket? (O calcio, per quel che vale). Loro devono giocare con la palla no? E a cosa serve un interval training agli atleti che fanno mezzo fondo o fondo? (Eppure Zatopek…). Se io devo fare i 5000, il modo di allenarmi naturale è fare 5 km a botta finché non mi vengono in tempi migliori di quelli degli avversari. E invece, chiedi ai fondisti o mezzofondisti: scatti brevi, veloci, ripetuti, tempi di riposo ridotti, lavoro a intervallo (metti tot metri al 100% della velocità e tot altri all’80 o al 60 e poi di nuovo a tutta e poi di nuovo ridotto – quante volte in pista un cinquemillista corre a singhiozzo? E allora perché si allena in modo diverso e non naturale ma studiato artificiale? Oh ma quel tipo di allenamento potenzia le sue prestazioni! Bisogna impedirglielo).

Alla fine i migliori (lo dico in senso sarcastico eh, vi avviso prima) sono quelli che sostengono che “si vede a occhio nudo” chi è dopato e chi no. Non servono argomenti, non servono dati, non servono esami clinici – cacchio, basta uno con 10/10. Magari un anziano che ai suoi tempi tutti erano onesti e le cose costavano fatica.

(Inciso: il doping non toglie la fatica. Anzi permette di lavorare di più in allenamento)

2 pensieri riguardo “Stimolanti da giamaicani

  1. Sono molto d’accordo con molte delle cose che dici, però secondo me non affronti completamente il discorso relativo alle questioni di salute: il punto non è tanto che possiamo somministrare dei farmaci ai sani e non ai malati, quanto che ai malati i farmaci si somministrano per il tempo relativo al miglioramento delle condizioni cliniche e poi si smette, per non incorrere in troppi effetti collaterali (e quando smettere non è possibile si giudica che gli effetti collaterali siano un male necessario); tant’è che ci sono delle morti di sportivi ricollegabili al doping e innumerevoli casi di atleti che hanno avuto problemi (es. alcuni atleti della germania est a causa dell’uso di ormoni) di salute al termine dell’attività agonistica. E’ questa per me la vera questione e, per me, l’ostacolo insormontabile alla legalizzazione del doping: non posso accettare che l’attività sportiva di livello assoluto possa essere praticata solo ed esclusivamente a danno della salute.

  2. Beh le morti direttamente collegabili al doping sono quelle degli anni ’50-’60 ed erano da abuso di anfetamine. Le cose sono molto diverse. Collegare SLA o tumori al doping è piuttosto – diciamo che è un’ipotesi. Visto che se conoscessimo le cause di SLA o tumori potremmo curarli, ma non è che li curiamo tutti… e infatti si chiamano “malattie auto-immuni” mica per niente: non conosciamo la causa.
    La mutazione di sesso, vera, Heidi/Andreas Krieger, pesista DDR.
    Però anche questa è roba vecchia. C’è qualche dubbio che un atleta di oggi sia molto più in salute (tolti alcuni casi, ma allora anche i malati nella società normale non dovrebbero esistere…) di una persona “normale”?

    Ma il punto non cambia: cosa è salute? Come definisci la salute? Come stabilisci quando smettere di dare le medicine?
    Il senso comune direbbe quando spariscono i sintomi. Oppure, con qualche raffinatezza in più, quando viene ripristinato un livello di funzionamento normale.

    Problemi:
    1. i sintomi sono solo effetti. Non è detto che tolti i sintomi si siano eliminate anche le cause (ricadute, recidive, tumori che riappaiono…)
    2. cosa è normale?

    Su 2 si potrebbe dire “quello che mediamente rispecchia il funzionamento dell’umano non malato”, ma a parte la circolarità della definizione (stiamo cercando di capire cosa è “normale” perché non sappiamo bene cosa è “malato” quindi non possiamo usare “malato” per definire “normale”), la media è un modo rozzo di prendere decisioni normative (“quando somministro medicine? Quando no?”). La media dell’altezza umana è uno strumento che si usa per decidere quando ricorrere all’ormone della crescita. Si stabilisce che in media l’essere umano è alto circa 1.65 (prendendo tutto il mondo e facendo ipotesi perché non si possono misurare 7 miliardi di persone, soprattutto perché molte nemmeno sappiamo dove sono, sperse nelle foreste o nomadi in altri modi), e si stabilisce che rientra nella media chi rientra in un range di +/- 20% rispetto a quell’1.65.
    Chi è alto 1.40 è in media, chi è 1.39 è malato. Quello di 1.39 riceve l’hGH e quello di 1.40 no perché è “normale”.
    Siamo proprio sicuri?
    E anche chi è 2.12 è fuori media, quindi è malato: cerchiamo di curare i giocatori di basket perché sono malati?

    Visto che il somministrare medicinali è una questione normativa, di decisioni, sarebbe opportuno avere un metro indiscutibile.
    E non c’è.
    Perché non sappiamo definire cosa è sano e cosa è malato.
    Possiamo solo dare qualche spunto, fare tentativi.

    Visto il problema, e visto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stessa afferma che la salute è ben più che non avere malattie, come si fa a decidere di fermarsi quando non ci sono più malattie?

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