La storia mi assolverà

English: On May 15, 1960, Che Guevara along wi...
(Photo credit: Wikipedia)

Avrei voluto parlare di Miccoli. Delle sue uscite, delle sue frequentazioni, di quanto un calciatore è ignorante – in genere. Ho trovato l’intervista in cui chiede scusa. Mi ha dato da pensare questo post in cui ho letto tra le sue giustificazioni che tutti i giorni dice “Viva Che Guevara” del quale fece il tatuaggio senza sapere chi fosse, perché pure Maradona ce l’aveva, e citare congiunti nelle giaculatorie quotidiane magistratura, Che Guevara e Maradona evidentemente è garanzia di non essere mafiosi. Che poi i mafiosi mica vanno a caccia con i poliziotti o a pesca con la Digos.

Avrei voluto anche dire due cose sulle ricerche giapponesi per far crescere maiali OGM che portino organi adatti al trapianto per gli umani, ma di xenotrapianti si parla da tanto, di OGM anche, e in fondo se la nuova frontiera è il 3D printing a cosa serve questo tipo di risposta alla carenza di organi?

Quindi torniamo a Miccoli (absit iniuria verbis). E all’ignoranza dei calciatori in genere. Qualcuno buono ci sarà. Anche se ho visto dei servizi di un programma su SportItalia dove questi virgulti, esemplari tipici del miglior maschio italico, erano ripresi nelle loro vacanze «meritatissime» (cit.) a Formentera, e mi costa anche solo ipotizzare che “qualcuno buono ci sarà”. Sono dei tamarri ignoranti (i luoghi comuni non diventano comuni per caso).

Quando ero al Liceo, negli anni ’90, tutti sapevano chi era Che Guevara. Erano gli anni della recrudescenza dell’Intifada in Palestina e della sua trasmissione tv, tutti i giovani contestatori portavano la kefiah attorno al collo, rigorosamente sopra a una maglietta con impresso proprio il medico argentino morto in Bolivia. Perché erano simboli di lotta del popolo contro un potere oppressore, simboli di liberazione, e sia la lotta, sia il potere oppressore, sia la liberazione sono situazioni che hanno parecchio a che vedere con la scuola. Viene facile insomma.

Quest’anno ho detto a una studentessa del Liceo in cui lavoravo che ha l’attitudine cheguevariana, perché ha effettivamente quel tipo di carisma rivoluzionario (e, credo non per caso, era rappresentante di classe), ma ho avuto l’impressione che non conoscesse l’ex amico di Fidel Castro. Magari poi sì, ma non so. E insomma fa strano, ma fa più strano che non lo sappia Miccoli, che ha 34 anni, e che andava a scuola negli anni in cui ci andavo io, e quindi deve per forza di cose aver vissuto la stessa temperie culturale. Non so se ha fatto le superiori, credo di no, aveva il calcio, ha fatto i soldi e se ne ha messi da parte ha fatto bene così. Certo adesso gli sarà difficile trovare un lavoro nel mondo ipermediatico in cui ha vissuto finora, che lo ha rapidamente scaricato. Ma a cosa servono gli amici (degli amici)? Dai, qualcosa troverà.

Lungi da me la tentazione di trasformarmi in vecchio trombone di quelli che “ai miei tempi” eccetera. Ma l’impressione è che “noi” da giovani fossimo più coscienti del mondo (poi io ero comunque del tipo “I don’t give a f*ck”, ma almeno le cose le sapevo), nonostante per esempio i social network fossero ben al di là da venire. Doveva ancora arrivare Napster, per dire. Ovviamente non tutti “noi”: Miccoli evidentemente no. Ma lui aveva il calcio. Usciva di casa molto giovane per andare in squadre e città lontane. Maturava in fretta. Ma per non perdere il filo: i ragazzi che oggi hanno appena raggiunto il diritto al voto o lo stanno per ottenere sembrano molto poco consapevoli dei movimenti del “potere”, di cosa succede, della storia che passa davanti ai loro occhi. Hanno un sacco di altri pregi eh! (anche se pur essendo nativi digitali non hanno grandi talenti informatici, nemmeno a livello di teorizzazione). Però la consapevolezza no, manca. Ed è pericoloso perché poi si accontentano degli slogan trasmessi per mezzo di qualche socialcoso o blog…

E credo che faccia bene a tutti vedere come si diventa se non si ha la consapevolezza del mondo. Se non si allarga l’orizzonte dei propri interessi. Si diventa calciatori ignoranti.

(Nuova antropologia: Miccoli e il calciatore medio come simboli sostitutivi dei mostri sotto al letto per convincere tramite spavento i bambini a comportarsi come si deve)

(Appendice spiegatoria:

  • «La Historia me absolverà» è la parte saliente dell’autodifesa che Fidel Castro pronunciò davanti al tribunale dopo il suo arresto per l’assalto alla caserma Moncada del 1953 – assalto che era il primo tentativo di abbattere il regime di Batista poi culminato nel successo nel 1959. È anche il titolo di un librone di quasi 700 pagine, una biografia consentita del líder. Ma mica per confrontare un’autodifesa a base di “la Storia mi assolverà!” con una a base di “non sapevo, viva Maradona!” eh…
  • Castro fu comunque condannato a 15 anni di galera. Poi ne scontò solo 2 perché nel ’55 ci fu un’amnistia generale. Ma 15 anni di condanna per un assalto armato a una caserma dell’esercito regolare non sono mica tanti, no?
  • Pochi anni fa, quando lavoravo in una università dove i comunisti [quelli radical-chic, va bene, mica gli operai] hanno posizioni di rilievo nonostante la stretta amicizia che c’era tra il fondatore e il capo della attuale destra italiana – così capiamo che università è, chi sono i comunisti che ci lavorano con posizioni di rilievo [un ex sindaco] ecc – e dove gli studenti certo non provengono dalla classe proletaria viste le rette che i genitori pagano, uno studente mi paragonò a Fidel Castro. Lo prendo come un complimento, date le condizioni ambientali, ma forse non lo era. Boh.
  • Non tutti gli sportivi sono ignoranti. Per esempio nessuna delle atlete varie che frequentavano la scuola dove lavoravo è stata bocciata, anzi avevano medie superiori alla media, se mi si passa il gioco di parole. Ma facciamo nomi, pochi perché non ho voglia di fare ricerche: Michele Mian, guardia anche della nazionale di basket, e argento olimpico nel 2004 quindi mica atleta da poco, è un filosofo laureato. Diana Bianchedi, scherma, con 2 ori olimpici, 2 europei e 5 mondiali, è medico. Marc Gené, F1, è laureato in economia. Poi ok, Leonardo è stato eccellente calciatore ed è eccellente dirigente e parla 5 lingue benissimo e studia anche economia, ma basta guardarlo per vedere che è fatto diverso dal tipico calciatore…)

6 pensieri riguardo “La storia mi assolverà

  1. I pericoli dei tatuaggi mimetici😉
    A parte.
    Riguardo ai calciatori “intellettuali”: Paolo Sollier (http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Sollier), Socrates (mi pare fosse laureato in medicina) e Gianluca Pessotto (laureato in Legge), il quale – ricordi? – si buttò dalla finestra con un rosario in mano.

    1. Pessotto c’aveva le depressione, e comunque bastava guardarlo (anche lui) per vedere che non era il tipo-calciatore (tamarro, ingioiellato, ingellato, discotecaro ecc). Socrates pare che il primo italiano che citò quando venne a giocare qui sia stato Gramsci. Ma cosa ci vuoi fare, ‘sti brasiliani veteromarxiani.
      Comunque sì, i tatuaggi te li fai dopo averci ragionato, è sempre meglio😀 (e se poi significano cose importanti va anche bene)

      1. Messa in questi termini sarebbero necessarie le percentuali di laureati per ogni categoria, in quel 20% c’è anche lo 0,8 dei calciatori di serie A.
        Non credo che la media nazionale debba riflettersi in ogni categoria, anche tra i meccanici probabilmente sarà inferiore.
        Miccoli non è un genio a prescindere dal titolo di studio e per par condicio anche Odifreddi non lo è, nonostante la laurea

      2. eh no, prima hai diviso tu le categorie: da una parte i calciatori e dall’altra il resto della popolazione (“un calciatore non è più ignorante della media”), non rimescolarle adesso!😀

        Comunque ci sono molte cose da considerare: uno sportivo famoso ha un obbligo morale a essere anche un modello per gli altri? Per i giovani? Charles Barkley diceva “I’m not a role model”. Molti altri atleti invece prendono più sul serio quel ruolo. Il caso-Miccoli è pesante perché una città si identificava in lui, e quella stessa città ha problemi di criminalità, e uno sportivo di successo è una speranza, un modello che può ispirare per “uscire dal fango”. Negli USA questo tipo di funzione è molto spiccato, soprattutto tra i giovani neri che non vedono altra speranza che quella di diventare ottimi atleti. Autori neri anche loro sottolineano però che gli incoraggiamenti che ricevono (“i neri sono avvantaggiati geneticamente nello sport” per esempio) sono dannosi perché li distraggono dallo studio, provocando una rincorsa al posto al sole che finisce in due modi: 1. quelli che ce la fanno, restano al top per pochi anni, guadagnano molto ma spendono più di quello che guadagnano (la NBA ha un fondo apposta per gli ex-giocatori che non hanno più il becco di un quattrino…); 2. quelli che non ce la fanno non sanno fare altro.
        A fine carriera quelli che ce la fanno si trovano poi senza capacità di riciclarsi. A 35 anni o 40 hanno finito. Esempi famosi sono Joe Louis che finì a fare il buttafuori a Las Vegas, perennemente drogato. Rae Carruth, ex wide receiver dei Carolina Panthers, sconta 24 anni di galera per accuse multiple. Darryl Henley, ex Los Angeles Rams, ne fa 41 per spaccio e per essere mandante di omicidi. Il figlio di Nick Van Exel, ex Los Angeles Lakers, se ne è beccati 60 per aver ucciso un amico e averlo scaricato in un laghetto. Nick Van Exel stesso era famoso perché aveva maltrattato la fidanzata dei tempi del college (sì, era al college, ma non certo per prendere una laurea studiando) puntandole in faccia una 357 Magnum. Dave Meggett (Giants, Patriots, Jets…) ne fa 30 per “criminal sexual conduct and burglary”. Eugene Morris, ex Dolphins, ne fa 20 per traffico di droga. Lawrence Phillips 31 perché ha investito la compagna intenzionalmente.

        Le carcerazioni di calciatori sono al confronto ancora poca cosa. Spicca Lee Hughes, ex West Bromwich, 6 anni per omicidio colposo (investito qualcuno). E Gavin Grant, ex Bradford City, in galera a vita per omicidio (un omicidio del 2004. Era stato accusato anche di un diverso omicidio ma è stato scagionato). E altri in galera per guida sotto effetto di alcolici.

        Uno famoso è Patrick Kluivert (Ajax, Milan, Barcelona…), che per omicidio colposo (guida pericolosa) s’è beccato solo 240 ore di servizi sociali. In Russia Yuri Sevidov (Spartak) per la stessa accusa s’è beccato 10 anni.

        Nell’atletica ci sono incriminazioni per traffico di anabolizzanti (es. 7 anni a David Jenkins, velocista britannico anni ’70) o per questioni legate al doping (es Marion Jones, 6 mesi per falsa testimonianza, e suo marito Tim Montgomery, circa 9 anni)

        E così via, c’è un’intera pagina di Wikipedia dedicata ai professionisti dello sport che sono finiti nei guai.

        Il problema dell’educazione in senso generale è molto sentito. Sei su un piedistallo, tutti ti vedono. E se ti vedono che vai in barca con il figlio di un notissimo mafioso, e che ti comporti in un certo modo…

        Ovviamente la laurea non è garanzia di onestà. Odifreddi non è un genio solo perché ha studiato, ma ha almeno il buon senso di non frequentare criminali (credo). Non è mica sbagliato pensare che la maturazione dovuta sia agli studi sia all’età più avanzata siano antidoti abbastanza utili contro certe degenerazioni. E soprattutto sono utili agli atleti stessi per la loro vita dopo la fine della carriera. Possono fare qualcosa di diverso dallo spacciare droga.

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