Non plus ultra

xkcd sul potenziamento umano

Un modo sintetico di proporre i miei dubbi sul doping e in genere sul potenziamento umano. Anzi, per la precisione: i miei dubbi sulle posizioni contro il doping e il potenziamento umano.

9 pensieri riguardo “Non plus ultra

  1. Fermo restando che il doping lo vieterei per tutte le attività sportive che conivolgono minorenni (dobbiamo pur mettere un limite sotto il quale l’individuo non è in grado di intendere e volere), sarei per la libertà di assumere sostanze che comportano un alto rischio di gravi effetti collaterali. Sarebbe sufficiente che il soggetto “dopato” dichiari di esserne consapevole.
    Lo sdoganamento di tale pratica credo che poi aprirebbe a competizioni “senza doping”, o con “doping leggero”, per gli atleti che non intendano mettere in pericolo la propria salute per un record.
    È solo una questione di regole valide per tutti, con o senza doping: vince chi arriva primo rispettandole.

  2. ti manderei il pdf del mio libricino. Comunque l’idea è che siamo ipocriti perché già permettiamo l’uso di pratiche e sostanze che favoriscono la performance: diete specifiche, allenamenti, attrezzature sportive (scarpe studiate specificamente sul piede dell’atleta, costumi da nuoto tipo il LZR di qualche anno fa…).
    Se uno richiama l’ideale sportivo, dovrebbe essere cosciente che l’ideale sportivo non prevedeva nemmeno gli allenamenti, perché lo sport era cosa da borghesi annoiati e arroganti che si cimentavano per scoprire chi era il più naturalmente dotato. L’allenamento stesso era ritenuto unfair così come lo è il doping oggi.
    E ho visto gli effetti dell’allenamento di recente su una ragazza che a occhio ha tutto il talento disponibile al mondo, ma non riuscirà lo stesso a vincere le Olimpiadi se smette di allenarsi. L’allenamento da solo è già una rottura del limite, ma visto che non c’è ingestione di pillole o uso di punturine la gente tende a fare dei distinguo che “nella natura delle cose” non hanno ragione di essere.

    (Spero che continui ad allenarsi e vinca le Olimpiadi)

  3. Una volta Bergonzoni disse che il vero campione non è uno che si allena una vita per saltare un asticella messa a due metri e passa d’altezza, ma colui che fa tutt’altro, che passa di lì con la valigetta mentre va al lavoro, vede l’asticella, prende la rincorsa e la salta.

    (libricino già pubblicato?)

  4. Bergonzoni chi? Evidentemente non è un campione così famoso… c’è una citazione di Michael Jordan:

    I’ve missed more than 9000 shots in my career. I’ve lost almost 300 games. 26 times, I’ve been trusted to take the game winning shot and missed. I’ve failed over and over and over again in my life. And that is why I succeed.

    Non parla esattamente di allenamento, ma è usata come motivazionale nella creazione del campione (o della campionessa), quindi come parte dell’allenamento e come spinta a lavorare un sacco in allenamento.

    L’allenamento aumenta le capacità.
    Una cosa che non viene riportata a livello di discussione pubblica è che il doping non viene usato per potenziare la prestazione in gara, ma per aumentare la capacità di allenarsi più a lungo, con carichi di lavoro maggiori. Questo produce il miglioramento.

    E lascio fuori tutto il discorso sulle doti genetiche!
    (libricino pubblicato da 2 anni ormai)

    1. Bergonzoni, il fuori classe del calembour.

      Certo, “provare, provare, provare” aiuta.

      ” ma per aumentare la capacità di allenarsi più a lungo, con carichi di lavoro maggiori.”
      Vero. Partendo da un minimo sindacale innato di fisicità e/o di abilità, la differenza nei risultati è data dalla possibilità di prepararsi con efficienza e costanza, senza subire troppo in termini di tempi di recupero (sia che si parli di microlesioni di routine o di infortuni, piccoli o grandi, veri e propri).

  5. non sono un grande fan dei giochi di parole fini a se stessi, e in più Bergonzoni ha idee da radical-chic conservatore (non posso fornire dati perché non ho voglia di cercare, ma negli anni passati ho sentito cose che hanno offeso le mie orecchie).

    L’allenamento è “doping”?

  6. “non sono un grande fan dei giochi di parole fini a se stessi”
    I gusti non si discutono.
    Comunque, anche io ho notato – però non annotato – pensieri come minimo opinabili, in Bergonzoni; ma ciò non mi impedisce di farmi piacere il personaggio e le doti creative dell’artista.
    Rimanendo o.t., aggiungo che i giochi di parole sono forieri di senso inaspettato (posso azzardare a dire che è una forma di euristica?), che naturalmente poi deve essere filtrato a dovere, altrimenti si corre il rischio di incominciare a credere nelle cose più bizzarre; cosa che mi pare succeda al succitato funambolo della parola (ammesso che ciò non faccia solo parte del personaggio).

    Se per doping intendiamo qualsiasi strategia per aumentare il rendimento nella fase di gara di uno sport, la risposta è sì, allenarsi è doparsi. Tuttavia, lo sport non è solo gesto atletico, ma pure spettacolo, quindi è naturale che si lavori la materia grezza per ottenere livelli di prestazioni e di abilità altrimenti difficilmente osservabili.
    Alla fine, quando si tratta di competizione, è solo una questione di regole – arbitrarie fin che si vuole – ma che, se accettate, vanno rispettate.

    1. aggiungo che i giochi di parole sono forieri di senso inaspettato (posso azzardare a dire che è una forma di euristica?)

      NO!😀 non si può. Non qui almeno, dove i giochi di parole sono messi fuorilegge in nome di una chiarezza abbassata al livello for dummies e anche meno. O almeno quello è l’obiettivo. Ci provo, a essere stupido.

      Lo spettacolo è – mi chiedo – insito nel gesto atletico? In fondo l’atleta è qualcuno che fa cose che i comuni mortali non sanno fare. E fisicamente beh, gli atleti e le atlete sono messe decisamente meglio delle persone normali. Non solo a livello funzionale, ma proprio estetico.

      Ok puoi citarmi le pesiste della DDR fine anni ’70 – primi ’80 (dimmi che non avevi i poster in camera), e Heidi Krieger (che adesso si chiama Andreas…). Però io potrei citarti atlete che sbilanciano nettamente il confronto nell’altro senso.

      Inoltre sono convinto che il “lavorare la materia grezza” non sia solo per fare spettacolo, ma proprio per la voglia degli atleti di superare il limite. In qualche modo, gli atleti “vogliono” il doping. Come un qualsiasi strumento. Certo alcuni hanno un codice morale e un senso di colpa, pensano allo sport come al cimento cavalleresco e fatto d’onore – ma è una morale che non ha niente a che vedere con il mondo contemporaneo, andava nell’Inghilterra tra ‘700 e ‘800. Anzi in GB anche dopo se è vero che nella Grande Guerra quando lanciavano cariche di cavalleria con cavalli e i tedeschi rispondevano con cariche di cavalleria con carri armati, gli inglesi li accusavano di scarso fair play… ma sono inglesi.

      Ecco qui il mio sproloquio.

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