Roba vecchia

Non sapendo come buttare via il tempo che mi rimane, ho guardato quali post avevo lasciato in bozza sui blog vecchi (e non risorti). Ho trovato questo che ricopio qui dopo il “continua a leggere”, datato 2009 quindi “sorpassato” dagli eventi, e che alla fine commenterò:

Il tentativo del microcredito sembra una rivoluzione del modello economico neoclassico. Io invece ho dei dubbi a riguardo.

Il punto di partenza, sia del microcredito sia dei miei dubbi, è che si prefigge di inserire nel mercato chi finora ne è stato escluso, non di cambiare il mercato. I piccoli prestiti concessi permettono, in paesi dove il costo di un’impresa non è così alto, di pianificare un futuro lavorativo e crearsi da soli la stabilità finanziaria. Sono prestiti, quindi vanno restituiti, ma sia la banca di Yunus [link ->] sia, per esempio, Kiva [link ->] si sono accorti che i “poveri” sono soggetti affidabili e restituiscono i prestiti in ben più del 95% dei casi. Paragonati a quanti saranno in grado di restituire i prestiti contratti durante la megabolla dei subprime, fanno un figurone.

Ora, qui si radica il mio dubbio: Yunus critica, da economista, il modello neoclassico, quello genericamente liberista con mano invisibile, per parlare a grandi categorie. Sen [link ->] amplia la critica: il modello neoclassico non funziona perché non tiene conto di tutte le motivazioni dell’agente, riducendolo a un egoista razionale; e non tiene conto del fatto che un massimizzatore potrebbe pensare ad altro che al denaro (e al potere).

Per me, né Sen né Yunus escono dal modello neoclassico. In fondo, è sufficiente che in questo modello, usato quasi come una macchina a stati finiti, vengano date in pasto altre informazioni e l’output sarà diverso dallo yuppie rampante di Wall Street (o, per quel che conta, di Piazza degli Affari). Se tra i dati di cui il massimizzatore deve tenere conto per massimizzare inseriamo: le nostre conoscenze sui danni di un’economia ultra-libera; le nostre conoscenze sui danni che l’umanità provoca all’ambiente; le nostre conoscenze sui danni che l’uomo provoca ad altri uomini – beh, credo che la massimizzazione conseguente sarebbe ben diversa. Lo stato di ottimalità paretiana, raggiungibile quando tutti gli agenti coinvolti capiscono che non si possono più fare cambiamenti a favore di qualcuno senza danneggiare qualcun altro, sembra quasi sub-ottimale nell’ottica odierna ma non lo sarebbe, fatti i conti con i nuovi dati. Semplicemente, diventerebbe sbagliato il calcolo dello yuppie, incapace di massimizzare veramente l’utilità.

La mia impressione è che il “nuovo” modello di Yunus e Sen possa essere spiegato in termini di massimizzazione dell’utilità facendo riferimento all’utilità marginale, che come noto è decrescente. Cosa vuol dire? Vuol dire che se ho 200 unità di un bene e le divido in parti uguali tra una persona povera e una ricca, le 100 unità ciascuno produrranno più utilità per il povero che per il ricco.Tenuto conto di questo fatto, una divisione in parti uguali non sarebbe una massimizzazione dell’utilità, ma “solo” una divisione in parti uguali (che comunque risponde a una delle nostre intuizioni su cosa sia giusto); una massimizzazione dell’utilità la potremmo ottenere quando la distribuzione delle utilità marginali fosse uguale.

Conseguenze: per avere la stessa utilità, il ricco dovrebbe avere più delle 100 unità di bene suddette. Al povero ne bastano meno. La difficoltà tecnica sarebbe nel calcolo delle utilità percepite dai due individui, come faccio a sapere quanto è felice il ricco e quanto il povero? Anche perché, come ci dice Sen, la nostra psicologia genera preferenze adattive: se ho poco, mi basta poco e sono contento di quel che ho perché è meglio di niente, e un piccolo surplus mi rende molto più felice di quanto non faccia lo stesso surplus per un ricco (è proprio il concetto di utilità marginale). Ma le preferenze adattive, in termini di giustizia, sono una cosa cattiva: portano a un mondo dove il povero non avrà molto, perché tanto quel che ha gli basta. La distribuzione dei beni continuerà a essere iniqua. Questa conseguenza è intuitivamente ripugnante, la percepiamo come ingiustizia, eppure non mi sembra che Yunus o Sen vogliano fare qualcosa di diverso. Con Martha Nussbaum viene inserito nell’approccio delle capacità il concetto di soglia, overo un nucleo minimo di capacità che vanno sviluppate in funzionamenti, una quantità essenziale di benessere che ognuno deve avere – con le sue forze o con l’aiuto degli altri: è un tentativo, credo, di correggere le possibili iniquità che rimangono nel sistema di Sen, e a mio avviso nel tentativo di Yunus.

Tutto, comunque

Tutto comunque cosa? Cosa cavolo volevo dire? Era il 2009, il cervello andava ancora, le idee uscivano, e sembra persino scritto bene, sembra che io abbia ragione da vendere no? Sembro intelligente. Eppure non ho idea di come continuava.

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