Disoccupati ma padroni di casa

Torna a riemergere un’idea: esiste una correlazione in uno Stato tra percentuale di proprietari di casa e disoccupazione. Ovvero dove ci sono tanti proprietari c’è tanta disoccupazione. Gli autori della ricerca si rifanno a studi precedenti (anche del 1990) e all’ipotesi di Milton Friedman sui mercati interni bloccati o perlomeno poco dinamici.

casa dei puffi

Citano l’esempio della Svizzera, dove a un 30% di case di proprietà corrisponde un 3% di tasso di disoccupazione, confrontandolo alla Spagna, con l’80% di case di proprietà e il 25% di disoccupazione. Ritengono che l’analisi quantitativa del mercato immobiliare possa essere considerata un predittore interessante per il mercato del lavoro. (Vale a dire: se vedo che aumenta la % di possessori di casa, posso aspettarmi nel giro di qualche tempo che aumenti la disoccupazione). E segnalano che i possessori di casa difficilmente sono i disoccupati (ma non è impossibile, altrimenti come fai in Spagna ad avere un 80% di proprietari e un 25% di disoccupati? Farebbe 105%). Quindi se i padroni di casa non sono i disoccupati, se ne deduce, il mercato del lavoro ha ormai preso la via di una conservazione di lavoro esistente a scapito della creazione di nuovo lavoro. Solo chi ha il lavoro può permettersi la casa di proprietà. E ha tutto l’interesse a evitare che il mercato del lavoro cambi, altrimenti non può più pagare il mutuo.

I casi citati però sono nazioni culturalmente diverse: in Spagna funzionano settori “tradizionali” (agricoltura e allevamento, edilizia, turismo, o grandi industrie nel Nord soprattutto petrolifere), mentre in Svizzera l’economia è tutta diversa (finanziario, bancario, ricerca scientifica): i lavoratori dei settori prevalenti in Svizzera sono in genere meno stanziali di quelli dei settori prevalenti in Spagna. Un ricercatore di una casa farmaceutica che ha un contratto di 5 o 10 anni difficilmente si imbarca nell’acquisto di una casa, mentre un muratore che lavora sempre per lo stesso impresario può considerarsi stabilizzato e quindi fa l’acquisto. Non è questione di soldi, è questione di progetto a lungo termine.

Detto questo, è interessante notare come in Italia gli stessi che vogliono una rivoluzione liberale soprattutto (anzi, forse solo) in economia (e solo per gli altri…) poi sono quelli che da anni vantano anche come pregio il fatto che ci sia così tanta proprietà diffusa nella popolazione, che sembrerebbe un ostacolo al mercato libero. O almeno un indicatore di un mercato non libero.

5 pensieri riguardo “Disoccupati ma padroni di casa

  1. Non ho letto tutto il post… vorrei fare una precisazione, prendendo le stesse cifre, in Spagna l’80% delle case sono di proprietà e il 25% della popolazione attiva (in età lavoro ed iscritta al collocamento). Cioè dei 22 milioni di persone “attive”, il 60% della popolazione totale, il 27% è in cerca di lavoro. Sul totale della popolazione è il 16% disoccupato. (Numeri da qui: http://www.empleo.gob.es/es/estadisticas/resumenweb/RUD.pdf)
    Quindi, 80% + 16% < 100%. Non significa molto.
    Vorrei anche ricordare che correlazione non implica necessariamente causalità.

    1. “Quindi, 80% + 16% < 100%. Non significa molto."
      Ho dimenticato di chiarire perché non significa molto in ogni caso: l'80% si riferisce alle case, 25 o 16% alle persone, non sono confrontabili direttamente.

  2. i numeri sono abbastanza a casaccio mi pare, infatti. Per quello volevo farci su ironia. Soprattutto sul fatto che correlazione non è necessariamente causazione (Hume insegna).
    Solo che non sono più così bravo (ammesso di esserlo stato) a esprimere sarcasmo😉

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