Ragionamento della domenica, fatto al venerdì, sull’usabilità di un sito

Tra le tante cose su cui sono informato c’è l’usabilità. Quel concetto che ha a che fare con l’esperienza che l’utente ha di un sito o di qualunque altro artefatto. Mille anni fa, l’usabilità di un sito era definita rigidamente dal codice di Nielsen, Jakob Nielsen, un integralista spartano: il suo sito personale ancora negli anni 2000 manteneva le fattezze di una pagina web scritta a mano, con pochissimi (nessuno) fronzoli, con princìpi persino riguardanti il colore dei links (blu, perché fin dall’inizio del web i links sono stati blu e quindi la gente li riconosceva come tali e se gli cambiavi il colore eri uno stronzo che voleva bruciare il cervello dei visitatori del tuo sito).

Adesso il Norman/Nielsen Group ha un sito sempre molto chiaro e semplice, ma con più colori. Siamo tutti abituati a cercare i links in altri modi, non sono solo quelli blu.

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Uno dei primissimi imperativi che venivano insegnati a chi si sarebbe occupato di usabilità era di mettere in alto, ben visibile, la finestrella del search. Il visitatore entra nel sito e la prima cosa che deve vedere è la finestrella per fare ricerche. Per far fare le ricerche al sito stesso, invece di navigarlo. L’obiettivo è facilitare il reperimento dell’informazione che l’utente cerca senza fargli perdere tempo, senza costringerlo a navigare tutto il sito. Si citavano ricerche sulla permanenza di un utente sul sito, soprattutto se non trova subito quel che cerca, e ricerche sull’eye tracking che mostravano dove naturalmente l’essere umano tende a guardare quando viene sistemato di fronte a uno schermo (in genere era l’angolo in alto a destra, quindi lì andavano piazzati il logo e la finestrella del search).

E così, prima osservavo la home di questo blog qui. Ho la finestra del search a sinistra, sotto al titolo. L’angolo sinistro è comunque uno ottimo, in base all’eye tracking. Ma mi è venuta una domanda: a cosa serve oggi la finestrella del search? In un blog, a niente. In un sito personale, a niente. Serve ovviamente su siti di e-commerce (o su You-tube e altri tubes vari con tanti media…): io entro in Amazon e digito il titolo del libro o del videogioco o del boh che cerco, così la mia query va a scavare nel database e mi restituisce le opzioni limitate invece che quelle sterminate. Ma su un sito personale, la natura eterogenea ed estemporanea delle informazioni contenute impedisce in genere che il lettore venga a cercare qualcosa di specifico. Il lettore passa e legge opinioni, ragionamenti su cose o notizie. E certo un blog ha tendenzialmente una linea, che è dovuta alla formazione dell’autore, ai suoi interessi che non sono alla fine tanti ma sono un numero circoscritto e sono noti ai lettori. Quindi so che se cerco un certo tipo di informazioni posso andare su un blog A e non sul B che parla di altro.

Ma non so cosa cercare! Non vado su un blog pensando “Adesso scrivo nella finestrella del search questa stringa qui perché so che nel passato quel blogger ha parlato proprio di questo argomento”. Non lo so. Un blog non è sistematico. Non posso essere sicuro che troverò proprio quell’informazione, a meno che io non sia un lettore della prima ora e ricordi perfettamente che l’autore ne aveva già parlato, solo che non ricordo dove: in questo caso la finestrella mi aiuta.

Però l’impressione è che la finestrella del search non serve, su un blog. Ci sono le tags, le etichette appiccicate a ogni post. C’è una tag cloud dove il lettore può buttare l’occhio e valutare se ci sono argomenti che gli interessano. Una tag cloud funziona meglio di una lista di categorie, poi, perché anche la cosa delle categorie è rimasuglio di un web degli anni ’90, pre-motori di ricerca, quando l’accesso alle informazioni era mediato da grandi portali che preparavano le categorie per noi lettori. Era come entrare in biblioteca e dirigersi al settore umanistico o scientifico, e poi all’interno di quel settore andare nel sottosettore filosofia piuttosto che chimica, e poi andare ancora più nello specifico e dirigersi a passo malsicuro verso la sezione filosofia del linguaggio o verso il settore chimica organica. Erano i bibliotecari a sistemare il materiale per noi.

E quindi: serve ancora la finestrella del search su un blog?

4 pensieri riguardo “Ragionamento della domenica, fatto al venerdì, sull’usabilità di un sito

  1. Se serve? In maniera molto marginale, direi. A me capita di usarla solo nei casi in cui, seguendo un blog, vado alla ricerca di un vecchio post; operazione che, tra l’altro, si può svolgere comodamente in qualsiasi motore di ricerca, inserendo le giuste parole chiave.

  2. Appunto. Ma a livello generale, è utile tanto quanto la finestrella di ricerca di Amazon se in quest’ultima ci scrivo “libro”.
    (Per curiosità ho provato, restituisce quasi 6 milioni di risultati + suggerisce la ricerca correlata “libri” – significa che davvero qualcuno usa la stringa “libro ” o “libri” per fare ricerche su Amazon?)

    1. “significa che davvero qualcuno usa la stringa “libro ” o “libri” per fare ricerche su Amazon?”

      Beh, alla luce di ciò, se la piattaforma potesse raccogliere le combinazioni di parole chiave inserite in essa, e avendone una quantità consistente, l’utilità potrebbe saltare fuori sul piano dell’indagine antropologica.

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