Il paradosso dell’intelligenza

Per quale motivo, si chiedono gli economisti del WEF, registriamo una differenza così grande nel rapporto intelligenza-reddito se la misuriamo a livello individuale e a livello collettivo/nazionale?

I dati sono chiarissimi: un incremento di QI di 1 punto produce in media un aumento di reddito dell’1%. Che significa: se Tizio ha un QI di 100 e Caio di 101, allora Caio (probabilmente) ha un reddito che è l’1% maggiore di quello di Tizio.

Ma se l’incremento di QI è diffuso nella popolazione, succede qualcosa di meglio: se il QI della popolazione aumenta di 1 punto, il reddito medio aumenta del 6%. Altro esempio: a Casadeldiavolo il QI medio degli abitanti è di 100 punti, mentre a Bottadiculo è di 101 – vedremo che il reddito medio di Bottadiculo è del 6% maggiore di quello di Casadeldiavolo.

Come mai? Come mai l’aumento è così sproporzionato? Si fanno varie ipotesi: Continua a leggere “Il paradosso dell’intelligenza”

L’idealismo del non idealismo

La lettura di un post interessante su un blog mi permette di fare due cose:

  1. segnalare ai miei quattro lettori il blog interessante, darioberti (che è l’autore)
  2. parlare della teoria delle idee di Berkeley vs l’idealismo post-kantiano

Prendendo spunto dall’interpretazione di Gentile di quanto dice Berkeley, si può iniziare un percorso di correzione utile ai colleghi di palestra che incontro e che sono convinti che Berkeley sia un idealista nello stesso senso in cui lo sono Hegel, Gentile e altra gente brutta. Non è così. Continua a leggere “L’idealismo del non idealismo”

Retrodatazioni

Berkeley ritratto da Smibert
Berkeley ritratto da Smibert

Inoltre (contrariamente a quanto si ritiene di solito), la comunicazione di idee tramite le parole non è l’unico, né il principale scopo del linguaggio. Il linguaggio ha anche altre finalità, come quella di suscitare passioni, di incitare all’azione o di far desistere da essa, di porre la mente in una disposizione particolare; spesso la comunicazione di idee serve a raggiungere questi scopi. Qualche volta, poi, viene omessa del tutto, ove tali scopi si possano ottenere senza farne uso: credo che questo accada di frequente nell’uso familiare del linguaggio.

[…]

All’inizio, è vero, le parole probabilmente causavano idee atte a produrre emozioni; ma, se non vado errato, da quando il linguaggio è divenuto familiare, i suoni uditi o i caratteri visti spesso sono seguiti immediatamente da quelle passioni, che in origine erano solitamente prodotte dall’intervento di idee, ormai del tutto omesse. Non ci fa forse effetto la promessa di una cosa buona, benché non si abbia idea di cosa sia? E l’annuncio di un pericolo incombente non basta forse a terrorizzarci, anche se non riteniamo probabile che ci accada qualche evento nefasto in particolare, né ci formiamo l’idea di un pericolo in astratto?

[…]

Persino i nomi propri non vengono sempre pronunciati con l’intenzione di richiamare le idee di quegli individui, che si suppone essi indichino. Ad esempio, quando uno Scolastico afferma: «L’ha detto Aristotele», credo che voglia solo dispormi ad aderire alla sua opinione con la deferenza e la sottomissione che l’abitudine ha unito a quel nome. Questo effetto si produce, nelle menti di coloro che sono abituati a rimettere il loro giudizio all’autorità di quel filosofo, con una rapidità tale, che è impossibile sia preceduto dall’idea della sua persona, dei suoi scritti o della sua fama.

George Berkeley, Trattato sui principi della conoscenza umana, Introduzione, §20.

Carmageddon, Christine eccetera

Pare che siamo in dirittura d’arrivo: stiamo per produrre in serie automobili che si guidano da sole. Con la nuova capacità, nascono anche “nuovi” problemi etici. Per esempio: come si comporterà il software nel caso in cui dovesse evitare un gruppo di persone in mezzo alla strada, viste all’ultimo, e potesse solo gettare l’auto sul marciapiede, finendo così per investire una persona che è lì ferma?

Articolo su MIT Technology Review - clicca per aprirlo
Articolo su MIT Technology Review – clicca per aprirlo

Non è un problema nuovo, in realtà, ma il vecchio trolley problem di Philippa Foot. Ripetiamolo per chi ancora non lo conosce: tu (tu, lettore) sei testimone di un possibile incidente mortale: c’è un vagone del tram che corre senza freni, e poco più avanti sul binario c’è un gruppo di defic persone che camminano sul percorso del tram. Tu, lettore, sei vicino allo scambio, puoi azionarlo e mandare il tram su un altro binario, salvando così la vita al gruppo di persone. Ma sull’altro binario (non è la città del buonsenso) c’è un’altra persona che cammina. Certo, aveva almeno avuto la cautela di percorrere il binario “morto”, dove in teoria non passano i tram. A meno che, appunto, non ci sia tu, lettore, a deviarlo. Se azioni lo scambio, il tram non investe il gruppo, ma arrota il singolo. Cosa fai? Salvi la vita al gruppo, intervenendo? Oppure non intervieni? Continua a leggere “Carmageddon, Christine eccetera”

Tutta colpa dei maschi?

Gira, in rete, una lettera aperta di un uomo che spiega perché maschi e femmine non sono uguali. L’ha scritta uno studente/assistente di un corso di ingegneria meccanica, statunitense, bianco – ha tutte le caratteristiche del genere dominante in società. Dice che maschi e femmine non sono uguali, le sue compagne di corso non sono uguali a lui anche se fanno le stesse cose e ottengono gli stessi voti.

Dice Mauldin, questo engineer, che in realtà le donne hanno affrontato sfide che lui non ha dovuto superare, delle quali fa un’elencazione argomentata, e quindi sono anche meglio di lui.

Migliaia di condivisioni.

Ma non ho trovato ragionamenti. Si condivide perché fa politically correct, si legge in modo superficiale la sua lettera aperta. Allora leggiamola bene: Continua a leggere “Tutta colpa dei maschi?”

Il “diritto umano” di rifiutare di svolgere un servizio pubblico

Nella sua gita statunitense il papa è intervenuto anche sul caso della fanatica che ha rifiutato di rilasciare una licenza per un matrimonio omosessuale nonostante la Corte Suprema abbia espresso il giudizio vincolante per tutti gli Stati dell’unione che i matrimoni omosessuali sono matrimoni come quelli eterosessuali e non vanno ostacolati.

Secondo il papa esiste un diritto umano a rifiutare di svolgere un compito che rimane in carico a un funzionario pubblico, se questo compito va contro le convinzioni di quel funzionario.

Il papa ha ragione, da un certo punto di vista.

Immaginiamo per un momento che i “volenterosi carnefici di Hitler” avessero rifiutato di svolgere i compiti amministrativi legati alla cd. “soluzione finale”. O un caso meno truculento ma ugualmente grave, che aveva anche il vantaggio – per il nostro esempio – di essere sostenuto da leggi espresse: le leggi razziali, come quella a protezione del sangue e dell’onore tedesco del 15 settembre 1935. Continua a leggere “Il “diritto umano” di rifiutare di svolgere un servizio pubblico”